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L'Alpino è un agglomerato di ville costruite a partire dalla fine del
secolo scorso su terreni, allora comunali, di Gignese, Vezzo e Levo.
Situato a circa 800 metri d'altitudine, si popola di ricche famiglie
piemontesi e lombarde nella bella stagione, ed ora anche nel periodo
invernale per la vicinanza coi campi di sci del Mottarone.
Il nome deriva probabilmente dall'Albergo Alpino che il sacerdote Giovanni
Ambrosini ricavò dal suo alpeggio, venduto poi agli Adami di Baveno e
divenuto in seguito il prestigioso Grand Hotel Alpino che ospitò
personaggi illustri e teste coronate.
Alla fortuna del luogo, in superba posizione panoramica sul Golfo Borromeo
e l'ampia cortina dei monti, concorsero vari fattori. In primo luogo la
zona cominciò ad essere frequentata dagli escursionisti, specie inglesi,
che salivano al
Mottarone e che trovavano ospitalità e conforto nei vari
alpeggi disseminati lungo il percorso.
Il dr. Ottavio Rognoni, di Milano, ne scelse uno per impiantarvi l'Alpe:
un istituto pediatrico per la cura e la convalescenza dei ragazzi anemici.
Ma ben più vasta eco suscitò la presenza, su questi colli, di celebrati
artisti della scuola milanese: Filippo Carcano e liberto Dall'Orto prima
di tutti, e poi via via Eugenio Gignous, Eleuterio Fagliano, Leonardo
Bazzaro, Mosè Bianchi, Pompeo Mariani, Achille Formis, Paolo Sala, Guido
Boggiani e molti altri che con la loro opera fecero conoscere ed
apprezzare questo luogo ancora in gran parte incontaminato.
Annotava entusiasta Mosè Bianchi: «Qui i soggetti, i quadri si vedono a
pie sospinto, e c'è di troppo». Ed era pur vero, anche se, come
opportunamente aggiungeva il Carcano: «Il vero deve essere il mezzo per
esprimere un'altra verità: la verità dell'anima, quella che da vita reale
all'opera d'arte».
Il Dell'Orto si fece costruire dal noto architetto Luigi Boffì una villa,
e così pure fecero il Pariani e il Bazzaro, come ricorda una targa
ivi affissa: «Leonardo Bazzaro pittore, con la diletta moglie Corona, per
otto lustri visse in questa casa illuminata dalla comune bontà, facendo di
essa un tempio d'ogni tenero famigliare affetto e delle più pure
espressioni dell'arte. 1853-1937».
Ai pittori fecero seguito i musicisti: a Villa Talamona Il debrando
Pizzetti componeva il Fra Gherardo; e Toscanini, nella sovrastante Villa
Miorini, ne iniziava lo studio. Toscanini trasse con sé l'allievo
prediletto, e prematuramente scomparso, Guido Cantelli; mentre un altro
famoso musicista, Giovanni Anfossi, ospitava nella sua villa l'allievo
Arturo Benedetti Michelangeli. Questa villa, che dalla moglie prese il
nome Lina, venne costruita nel 1908 da G. Bagatti e conserva un'epigrafe
latina dell'alierà dottore dell'Ambrosiana Achille Ratti la cui famiglia
possedeva una villa a Solcio. Il Ratti guardando ammirato l'ampio
panorama, commentava: «Qui tutto è musica, ed il compito del maestro è
quello di tradurre in note la voce superba della natura».
Ma la storia dell'Alpino è soprattutto la storia di un'epoca che seppe
coniugare fantasia ed operosità, di una società raffinata ed opulenta che
si avviava senza saperlo alla sua fine. Ciò che oggi rimane di quel mondo
è una memoria spesso ingombrante e insostenibile: il Grand Hotel, le
sontuose ville, i magnifici parchi, i viali alberati, il trenino Vicino al
Grand Hotel sorge Villa La Quiete, dell'editore Mazzocchi; in precedenza
proprietà della duchessa Eugenia Litta Bolognini, meglio conosciuta per
esser stata l'amante di re Umberto I.
Nella Villa Lloyd (poi Riva) soggiornò nell'estate del 1933, tenendovi una
serie di conferenze, il teosofo indiano Krishnamurti il quale, dopo aver
abbandonato l'ordine da lui fondato, predicava una sorta di individualismo
etico.
Neppure il
mastodontico Sasso Papale, un masso erratico di granito di
circa 1500 m3 è sopravvissuto ai nostri giorni, venduto e tagliato a pezzi
negli anni Sessanta; mentre conserva ancora una sua discreta suggestione
la
chiesetta alla
Madonna della Neve,
costruita nel 1928 su disegno dell'arch. Bergomi.
Altra importante realizzazione di quegli anni (1934) è il
Giardino
Alpinia,
ricco di piante officinali alpine e con una frequentata sorgente.
Da questo eccezionale punto panoramico lo sguardo si perde all'orizzonte,
dove paiono confondersi e lago e monti e ciclo in un'azzurra luminosità.
L'attuale ristrutturazione del Grand Hotel e il diffondersi di nuovi modi
di fare vacanza sembrano ridare vitalità all'incantevole centro
residenziale, punta di diamante del turismo vergantino.
V. GRASSI
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