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 GIGNESE
                       RICORDI

I FIGLI MIGLIORI DI GIGNESE PERCHE' DI LORO "MEMORIA RESTI"

Caduti nella guerra 1915-18:
    Anghini Giuseppe, Battilotti Giacomo, Costa Rocco, Grippa Apollonio, Danini Pietro, Ferri Antonio,     Fossati Virgilio, Gilardini Pierino, Malandra Maurizio, Mariani Alessandro, Martinetti Giuseppe, Martinetti Leonberto, Possi Arnaldo, Possi Remo, Pozzi Mario, Righini Defendente, Zanni Luigi.
Caduti nella guerra 1940-45 e Liberazione:
   
Molinari  Giuseppe,  Peroni  Giovanni,  Righini  Alfredo,  Fadanno Francesco, Fagnoni Giorgio, Tondina Pietro.

AFFETTUOSO RICORDO DI CARE FIGURE SCOMPARSE, PERCHE' DI LORO MEMORIA RIMANGA

Al Tadol: era costui da Coiromonte; scendeva a Gignese per piccoli lavori saltuari — taglio di legna, fienagione ecc. —. Si accontentava di poco: sovente chiedeva solo pane e minestra. Era schivo, un po' misantropo, quieto. Mangiava fuori dell'uscio su una tavola di pietra o su una panchina per non disturbare; vestiva abiti che gli davano in compenso del lavoro che offriva. Amava i bambini i quali lo avvicinavano senza paura. Correvano gli anni '25-'35. Un giorno d'estate si riposò ai piedi di un grande faggio in co' del ponte alla Madonna del Sasso; era una giornata calda e proprio ai piedi del grande faggio morì così, solo, in silenzio, senza disturbare nessuno, con gli occhi fissi al cielo azzurro. Noi bambini piangemmo un amico buono.

   
Al Tass: nativo di Sovazza frequentava Gignese per lavori pesanti presso il "Guverno"; era un gigante dai piedi e mani enormi e divorava in un baleno quantità incredibili di pane e polenta. La voce terribile, i gesti burberi era il terrore dei bambini che lo scrutavano da lontano perché per loro era impossibile confidenza alcuna; al suo apparire era un fuggi-fuggi generale. Faceva da contraltare al coetaneo e mite Tadol.

Dopo il 1930 non lo si vide più dalle nostre parti; rimase il detto, ancora oggi in vigore, per chi mangi forte: "mangi come il Tass"!
 

Al Gervason:  era Vintellettuale del paese, classe 1888 ; sapeva  il francese per essere stato a lavorare "a Parigi in Francia", diceva lui!

Fu panettiere con negozio in via centrale, poi chafTeur all'Hotel Alpino, maggiordomo e uomo di fiducia in casa De Munier. Sapeva suonare egregiamente mandolino e chitarra. Conosceva l'arte del guarire e mettere mettere a posto slogature e lussazioni specie quelle femminili; faceva a posto slogature e lussazioni specie quelle femminili; faceva uso di impiastri e unguenti solo a lui noti, in cui si dice avesse larga parte il puzzolente grasso di tasso.

Leggeva giornali e riviste e si piccava di conoscere tutto lo scibile umano così che era facile alla sentenza, ai grandi giudizi e coraggiose previsioni che non sempre si avveravano. Forte giocatore di carte, famose erano le sue arrabbiature quando perdeva allo scopone. Viveva con filosofia e gli ultimi anni li passò, come sempre, solo, nella stanza al "Crèe" quella con il caratteristico sevizio a sbalzo sulla ruga, ancor oggi conservato.

Negli ultimi anni teneva orticello dal quale cavava di che campare e in una capanna di lamiere alla Pii aveva due capre; d'inverno si am­mantava con solennità di un gran mantello nero che scendeva sino ai piedi, dal quale spuntavano solo le scarpe, una testa pelata pelata e due occhi indagatori. Morì in una casa di riposo nel 1978.
 

La Gin da la Deodata: correvano gli anni Trenta e le funzioni in Chiesa spesse volte erano allietate da una voce bellissima: quella della Gin. Certe Ave Maria soavissime, certi potenti Magnificat per non parlare di sublimi Tedeum uscivano dalla sua ugola d'oro: era la Callas di quei tempi!Ma a volte, pur presente, taceva ostinatamente e invano don Prandi dall'altare si voltava implorando l'acuto dalla Gin: ma se non era il giorno diritto niente da fare, la Gin non cantava!E i giorni diritti non erano molti! Era generosa, a volte espansiva, altre chiusa; forse, chissà, il canto e la musica le ricordavano illusioni o delusioni di amori impossibili. L'ultima volta che udimmo la sua voce noi si era ragazzini seduti su un muretto giù al Crèe: era la voce di una donna disperata aiutata da mani pietose che l'aiutavano a salire sulla grande sempre lucida macchina del Pandin che l'avrebbe condotta a Novara in un luogo ove libertà è tolta! Le trepida mano materna si posò sulle nostre spalle e disse: "Andiamo a casa, non sono spettacoli per voi bambini".

     
Al Ginaraal:
piccolo, rotondetto, iroso, eppure buono, era il bersaglio di scherzi da parte un po' di tutti. Lo ricordiamo a cavallo degli anni '30; era il facchino ufficiale con tanto di cappello unto e bisunto che tuttavia portava con sussiego.

Chi scendeva alla stazione della "funicolare" — lontana un chilometro dal paese — chiedeva di lui per portare le valigie. Quante volte simulando essere un villeggiante qualcuno lo caricava di una valigia piena di sassi con l'incombenza di portarla alla locanda tale; arrivava a destinazione un'ora dopo, sfinito, trafelato bestemmiando per la maledetta valigia. Scoperto l'inganno si arrabbiava moltissimo e poi si acquetava davanti ad un calice di vino offerto a riparazione.

Tremende sbornie erano per lui abituali; dormiva, anche d'inverno, dentro una cassapanca nella cascina, che da lui prese il nome, giù alle "Baracche"'. La memoria ci tradisce per poter dire se lì fu trovato morto un giorno o l'altro, ovvero se finì ospite di qualche ospizio.
 

Al Geni: classe 1908, frequentò con successo le prime due classi elementari e, dicono i suoi coscritti, era intelligente. Poi una "febbre cattiva" (meningite) bloccò le sue facoltà mentali e più che vivere vegetò sino all'anno 1977.

Portava il pesante crocefisso in testa alle processioni e ai funerali con sussiego; i bambini, un po' cattivi, ne facevano il loro spasso, ma lui non si arrabbiava mai e al massimo faceva finta di rincorrerli. Aveva la manìa dei chiodi delle sue scarpe e li contava mille volte al giorno fermandosi nelle strade con una gamba giù e una su, una scarpa in mano per la conta dei chiodi. Si pavoneggiava con le ragazze del paese ogni volta che si radeva la barba, il che succedeva di rado.

Madre natura lo dotò di uno strano sesto senso: sentiva il cambiare del tempo. In giornate bellissime se per strada il Geni cantava si poteva star sicuri che entro due giorni il tempo cambiava. E per ogni tipo di tempo aveva un certo tipo di canto.

Era il « segnatempo » del paese!

Abitava nella rustica casetta davanti al cimitero, casetta costruita con le proprie mani da don Tagini di Nocco che per questa opera di altruismo ebbe il prestigioso premio "la notte santa" istituita da Angelo Motta, panettoni.
 

Al Penco: era chiamato anche il Pinco; sempre ignorammo nome e cognome; apparve verso il 1928 a Gignese, si dice, proveniente dal Pavese. Trovò lavoro come uomo tuttofare dal Ginisìn e dalla Manetta giù ai Molini, ove visse fin verso il 1940. Stava mesi senza farsi vedere in paese, lavorava sodo, ma spesse volte veniva preso dal demone del bere e allora erano giorni e giorni di vaga­bondaggio nelle osterie locali. Amava sedere serate intere sulla panchina di piazza Runchèe (quella che si vede ancor oggi) e suonava il mandolino molto bene. Quando al « Ricreatorio » vi era qualche recita mai mancava ed era spettatore attento, quasi estasiato. Raramente parlava di sé e del suo passato: solo una volta si confidò e disse che era figlio negletto di una grande attrice il cui nome volle tenere segreto, e che fu allevato in un collegio di lusso; e non volle aggiungere altro. Amava leggere libri e giornali ed era colto, fine, educato anche se un po' introverso. Non si seppe più nulla di lui: scomparve in silenzio!Su di una trave all'ingresso della stalla dei "Molini" a matita, ha lasciato scritto — e ancora oggi si può leggere —: "Penco 1937".
 

La sciura Angiulina: detta anche la "cumàa": piccola, esile, due occhietti chiari, vivacissimi, intelligenti e furbi; una chioma sempre arruffata, il vestito dimesso, le calze che cascavano entro due scarpe eternamente scancagnate. Il tutto non propriamente da bucato, almeno così sembrava! E' stata per mezzo secolo e più la "levatrice" dei nostri paesi. Come non ricordarla con simpatia e riconoscenza? Aiutò le nostre mamme, aiutò noi a "veder la luce". Dicono che era di modi bruschi e decisi nel suo compito ma che era brava e "sapeva la sua arte". Amava dire: "Ne ho visti mille e mille nella mia vita ranocchietti prima, poi fanciulli e infine uomini e donne".Il marito teneva osteria al "Riposo" (è quella bicocca ancora esistente davanti al garage Ferri). Aveva un figlio, l'Oreste, che fu assessore comunale, morto a Meina, ufficiale postale, nel 1970. Era larga di consigli alle mamme di come allevare i figli, come togliere i vermi, cosa fare per alleviare loro il mal di denti o di pancia. Rimase sulla breccia sino all'ultimo facendosi sempre più minuta e leggera lei già così piccola e fragile. A tutti è nota l'avventura capitatale nel '47; il medico condotto di allora passò una volta d'inverno con premura a prelevarla per una chiamata urgente; l'amico Matteo la sistemò sul seggiolino della potente "Guzzi 500" e partì. All'arrivo a Carpugnino la signora Angiolina non c'era più. Fu persa per strada! Risultò infatti che alla curva di Locco, forse o senza forse presa un po' alla Bordino, la povera donna era finita in una scarpata ove fu trovata immersa nella neve, sull'orlo del congelamento, ma viva e quasi divertita! Lasciò questa terra e i suoi mille "ranocchietti" nel 1960.

          
                            UN ANZIANO CI  PARLA

  Se il mio incedere è incerto
  e le mie mani inabili:
  sorreggetemi.
  Se le mie orecchie sono deboli
  e devono fare sforzo
  per udire la vostra voce:
  compatitemi.
  Se la mia vista è imperfetta
  e il mio intendimento è più scarso:
  aiutatemi.
  Se le mie mani tremano
  e rovescio il vino sulla tavola:
  fate finta di non vedere.
  Se mi incontrate sulla strada: fermatevi a chiacchierare con me.
  Se mi vedete solo, triste: sorridetemi.
  Se per la terza volta in un giorno vi racconto la stessa storia:   
  abbiate pazienza. 
  Se mi comporto da bambino: circondatemi d'affetto.
  Se non penso mai alla morte: aiutatemi a prepararmi al trapasso.
  Se sono infermo e ingombrante: assistetemi.
  Benedetti coloro che mi amano e non mi fanno piangere.
                                                                                            
anno 1984

 
 

                               Cronache del passato
                                         
da Genesium  2006


Gignese: i miei ricordi!

Sono davanti a quella distesa verde azzurro che è il mare, ed il mio pensiero vola ai monti che ho lasciato da poco. Vedere quelle cime aguzze cariche di neve, quel lago azzurro con le isole mi ha sempre affascinata. Sento di amare quel paesaggio, la terra dei miei genitori; e da settant'anni, appena la temperatura lo permette, a maggio torno al mio Gignese.
Ricordo le stradine sassose. Le fontanelle dove ci si dissetava e il cui zampillo era sempre fresco e scrosciante. Rivedo i carri pieni di fieno su cui emergeva il Geni con la sua falce a tracolla, con il suo sorriso strampalato ma innocuo. Le strade fuori paese polverose, dove si incontravano grasse vacche pezzate, munite di un campanaccio il cui tintinnio annunciava il loro passaggio.
C'era quel simpatico trenino giallo, teatro di cori improvvisati da noi passeggeri, con un divertimento superiore ad un viaggio su un treno di lusso. L'emblema delle paesane era il fazzoletto nero legato dietro alla nuca, un viso rugoso arso dal sole. Tali erano la Carolina, la Caterina e l'Emilia, che parlavano in dialetto gignesino ed erano brave a mungere le vacche e a lavare i panni alla Fiumetta. Quando arrivavamo in stazione a Stresa, c'era l'Adelino che ci attendeva per caricare i bagagli sull'auto del Caielli che ci portava su a casa. Che bello!
La prima uscita era andare al negozio della Santini per comperare la fatidica gerla e l'acchiappa farfalle, oggetti che non c'erano in città, ma che usati a Gignese mi facevano tanto sentire "Alice nel paese delle meraviglie". C'era il nostro don Prandi, con un viso dolce ed aperto che mi sembrava Don
Bosco, e con la sua tonaca piena di "padelle" o macchie di unto.
Il saluto tra coloro che avevano origini gignesine e ombrellaie, era "alegar", parola che esprimeva affetto e piacere di incontrarsi, per una partita di bocce al "Due Riviere". Altro che Bowling!!! Un altro flash ricorrente è l'arrivo mattutino delle alpigiane che offrivano latte e frutta fresca: questo commercio spicciolo mi incuriosiva.
Oggi Gignese è cambiato sotto tutti gli aspetti, però, anche per una non più giovanissima, ha sempre l'agreste fascino di un tempo.
                                                                                                                                                                 
                                                                                                                                                                        Dina Ambrosini
 

                                                              Teatro 1955
Ben riuscita la serata di domenica 20 sc. al Ricreatorio Don Bosco. La filodrammatica rappresentò il «Chirurgo» di Cavagnera.
 Una trama semplice, ma commovente ed ottimamente svolta. Tutti gli interpreti meritano un vivo elogio e tutti qui li ricordiamo: dal nostro Sindaco [Carlo Aceti] (il Chirurgo) al sig. Pecora, al Francesco Molinari, al Santo Calligaro, al nostro Consigliere Enrico Tondina, dal Remo De Gaudenzi ai fratelli Attilio ed Umberto Aceti, al Romano Tamburini ed alla piccola Aldina Tabarini [Muraro].
Un invito alla concordia rinnovò il rev. don Giuseppe [Marcodini] e noi ce ne facciamo eco con l'augurio che risuoni e sia accolto nel cuore di tutti. Anche la farsa finale, dove agli attori sopra ricordati si aggiunsero Carletto Meda e Robertino Aceti, riscosse gli applausi del numeroso pubblico. Dietro le scene vi erano altri collaboratori dei nostri attori. Noi non li abbiamo potuti vedere e li ricordiamo così, in modo anonimo e collettivo, citando per tutti il regista Cardani ed il solerte Viotto. La recita era a beneficio del corredo sportivo dei nostri giovani calciatori.
                                                                                                                                                                 
                                                                                                                                                                       Emiliano  Bertone

                   Tifo per il giuoco del calcio anche sulle pendici del Mottarone

Anche sulla nostra montagna si fa il tifo per il giuoco del calcio.
A Gignese — la piccola Saint Vincent del Mottarone — grazie al vivo interessamento del Sindaco, geom. Aceti, ed alla paziente opera educativa di don Giuseppe [Marcodini] è stata varata una squadra calcistica che ha esordito, registrando la prima vittoria, incontrandosi con quella pure composta di reclute, della frazione stresiana di Someraro.
Il campo, di proprietà dell'«Hotel Panorama», è piuttosto ridotto nelle regolamentari misure ma è pure ridotto il numero dei componenti le squadre, come vediamo dalla foto dei giocatori alla quale, per incoraggiamento accordiamo l'onore della stampa. Così Gignese, o meglio i gignesini, che per parecchi anni ebbero il piacere di ospitare alleeremo» di Alpino gli «azzurri nazionali» (affidati a Pozzo qualche giorno prima dei grandi incontri calcistici) accompagnandoli poi col pensiero a Los Angeles e ad Helsinki ora, col cardiopalma, seguiranno ed assisteranno i loro piccoli Meazza sui campi di Massino, di Brovello e degli altri agonistici rettangoli sportivi che sorgeranno sulle alpestri località  mottaroniane.
                                                                                                                                       
                                                                                                                               Da "Il Gazzettino di Stresa", maggio 1955

 



 


da sinistra in piedi:

                                Sandro Guglielmina,
                                Francesco Aceti,
                                Bruno Strola,
                                Gianfranco Viotto,




accovacciati:          Giancarlo Zani,
                                Gianni Anghini,
                                Collina,
                                 Romano Tamburini,


1961:

ma in quanti eravamo?!
 "fantastici anni '60" lo furono anche per lo straordinario numero dei giovani, nati nell'immediato dopo guerra. Don Benvenuto, il quale tutto annotava, in un "Genesium" del 1961 ci fornisce un quadro dettagliato della gioventù di allora. Va precisato che vi erano molti ragazzi dell'ex Istituto Righini - Complimenti per il restauro dell' insegna! -. Alcuni non ci sono più; altri sono sparsi per il mondo, ma ci fa piacere ricordarli qui: "Formidabili quegli anni!".
Trentacinque studenti hanno lasciato Gignese per riprendere gli studi:
A Milano: Giorgio Benedek, Fisica all' Università degli Studi; Rino Malandra e Pinuccio Giop, avviamento professionale.
A Novara: Teresina Moretti, commerciale; Maurizio Moretti, Istituto Salesiano e Mario Tondina, Bellini Istituto tessile.
A Biella: Vittorio Grassi, Istituto industriale.
A Intra: Istituto Cobianchi, Antonio Rizzi (elettrotecnico); Bortolo [Lino] Rizzi e Roberto Ricci.
A Pallanza: Valeria Aceti (ragioneria) e Franca Maestri (commerciale).
A Stresa: Collegio Rosmini, scuole medie, Piero Aceti, Giovanni Tondina, Valeriano Tondina e Enzo Aceti — Scuole medie statali: Pierangelo Aceti e Giuseppina Conti —
Alberghiera: Mariangela Giovanetti, Bruno Aceti, Alessandro Molinari e Roberto Aceti
— Commerciali: Renato De Gaudenzi
— Avviamento professionale: Gianni Silvola, Anna Alessio Anghini, Rosa Molinari, Emilia Moise, Mariangela Tosi, Andreana Alessio Anghini e Maria Grazia Martinetti
 — Elementari: Franco Moise dell'Alpino.
A Baveno: Antonietta Grassi e Teresa Toma, avviamento commerciale.
Ad Arona: Luigi Motta, ragioneria.
A Besozzo: Rina Molinari, lingue.
A Brescia: Guglielmo Aceti, geometri.
A Gozzano: Vittorio Girardi ed Adriano Conti, elementari.
A Londra: Graziella Anghini e Gabriella Tozzi (inglese).
A Gignese hanno preso il via sessantaquattro alunni nelle elementari, trentuno nel Collegio Righini e ventitré nell'Asilo Scuola Materna.


 


Stemma dell'Istituto Righini

 

1906 -
 Il 17 novembre nasceva a Torino lo scrittore, giornalista e regista Mario Soldati. Lo ricordiamo per la sua predilezione per il nostro paese, dove venne per molti anni a villeggiare al Panorama, un albergo ormai da anni condannato ad una squallida quanto penosa rovina.
Soldati aveva collaborato alla sceneggiatura del film di Mario Camerini "Gli uomini, che mascalzoni", con la celebre scena del ballo di De Sica nella locanda di Meina.
Aveva poi scoperto questi luoghi passando in bicicletta, nel 1934, con l'amico scrittore Mario Bonfantini, quando da Novara erano risaliti alla ricerca di un posto tranquillo dove poter lavorare. La scelta cadde poi sul piccolo paese di Corconio, dove trascorsero due intensi anni.
Con Bonfantini, nel 1940, Soldati scrisse la sceneggiatura del film "Piccolo mondo antico", la cui scena finale fu girata all'Isola Bella con le comparse provenienti da tutti i paesi dei dintorni.
Negli anni del dopoguerra Soldati tornò sul lago, e di questi soggiorni restano molte tracce nei suoi scritti. Ricordiamo il racconto "L'eremita moderno" dedicato ad Evaristo Collina, il guardiano della centrale elettrica al Panorama; certe vicende ambientate a Levo, a Gignese, alla Madonna del Sasso; ma soprattutto il racconto che ha dato il titolo al libro "La Messa dei villeggianti". Il libro venne infatti dedicato a don Vittorio Genta, Parroco di Vezzo dal 1952 al 1966, quale ispiratore del racconto. Lo scrittore, portando i figli a Messa a Vezzo ascoltò da quel Parroco un'omelia di profonda sensibilità e ne fu intimamente toccato.

 
1946 -
Com'è noto, fino al 1928 Gignese, Vezzo e Nocco erano Comuni autonomi, e solo a quella data vennero riuniti in un solo Comune con denominazione e sede Gignese. Era una iniziativa del Governo fascista, e appena finita la guerra molti paesi chiesero di riottenere l'autonomia. Ci riuscì Belgirate, che era stata aggregata a Lesa. Non ci riuscì invece Vezzo, come risulta da un documento del 1946: «Il Ministero degli Interni ha respinto richiesta dei frazionisti di Vezzo per la ricostituzione in Comune autonomo».
Il Sempione del 1946 ricorda anche il neo laureato dell'Università di Torino, dott. Emiliano Bertone, e la sconfitta, sul campo di Pianezza, di Gignese contro l'A.C. Viscontea di Massino per 4 a 2.
 
1956 -
 Il 24 novembre 1956 periva tragicamente ad Orly il musicista novarese Guido Cantelli, allievo prediletto di Arturo Toscanini e suo successore alla Scala.
Quando Toscanini villeggiava alla fine degli anni Venti all'Alpino, aveva con sé, nella villa La Genzianella, l'amico Cantelli. Armando Molinari racconta che suo padre, l'indimenticato Pasquale, aveva una fotografia nella quale egli suonava nella Banda di Novara diretta da Cantelli padre, e il figlio Guido gliela chiese, senza poterla più restituire.
 

 

 

Per Don Benvenuto Del signore

Ringraziarne don Benvenuto, arciprete, che per diciotto anni ci ha elargito la parola di Dio.
Possano le preghiere di don Virgilio e di tutti noi già suoi parrocchiani rendergli grazia.
Della sua permanenza tra noi ci rimangono segni tangibili di opere che degnamente testimoniano il suo amore per la Parrocchia.
Elenco dei parroci di Gignese, dalla erezione in parrocchia ad oggi:

1)  Giovanni Libertini, dal 1609 al 1642;
2)  Antonio Ferrari, dal 1642 al 1680;
3)  Guglielmo Tamiotti da Rossa in Valsesia, dal 1680 al 1710;
4)  D. Giovanni B. De Antonis da Vezzo, dal 1710 al 1751;
6)  Carlo Guazzi da Coiromonte, dal 1760 al 1764;
7)  Giuseppe Farinelli da Castroleone, dal 1764 al 1773;
8)  Giovanni B. De Donatis da Carpugnino, dal 1775 al 1781;
9)  C. Francesco Piroli da Luciago Cuzago, dal 1782 al 1814;
10) Bartolomeo Falciola da Stropino, dal 1816 al 1856;
11) Giovanni Cantadore da Craveggia, dal 1856 al 1857;
12) Carlo Cuzzi da Suna, dal 1861 al 1872;
13) Pietro Bottelli da Galliate, dal 1874 al 1877;
14) Matteo Fazio da Ferrazzano, dal 1879 al 1881;
15) Felice Zaccheo da Arona, dal 1884 al 1895;
16) Giuseppe Picena da Graglia, dal 1896 al 1928. Sepolto a Gignese.
17) Giovanni Prandi da Bellinzago, dal 1929 al 1955. Sepolto a Gignese.
18) Mario Jelmoli da Ghevio, dal 1955 al 1960. Trasferitesi a Carciano, dove mori nel 1974;
19) Benvenuto del Signore da Brovello, dal 1960 al 1979. Rinuncia per malattia;
20) Virgilio Pozzato da Morghengo dal 27 gennaio 1980.

 

       

• LUGLIO  1979

Martedì sera, 24 luglio, scorso, il nostro arciprete don Benvenuto Del Signore veniva ricoverato a Pallanza per un improvviso malore.
Il suo stato di salute non è nel frattempo migliorato, e ciò ha indotto il nostro vescovo ad affidare la reggenza della parrocchia al vicario foraneo, arciprete di Stresa, coadiuvato da altri sacerdoti, nell'affollato e impegnativo mese di agosto.
Per le pratiche amministrative, lo stesso vescovo nominava un Consiglio Parrocchiale provvisorio, composto dai sigg. C. Aceti, L. Motta, V. Grassi e A. Garavaglia.
Poiché la costante presenza di un sacerdote in paese non può però essere garantita a causa dei molteplici impegni dell'arciprete di Stresa e dai parroci viciniori, il vescovo ha fatto sapere di voler provvedere ad un parroco coadiutore che si occupi provvisoriamente della Parrocchia, in attesa dell'evolversi della situazione.
Nel mentre formuliamo al nostro arciprete i nostri più cari auguri per la sua salute, ringraziamo altresì tutti coloro che in questi difficili momenti testimoniano con la presenza e l'operato, l'amore alla Parrocchia e alla sua Comunità.
 


 

•  AGOSTO 1979

Nella notte 11-12 agosto un incendio infieriva il colpo mortale al Grand Hotel Alpino, già fatto segno da ladri e teppisti. Si è ancora in attesa di una conclusione definitiva per questa vicenda che si trascina stancamente ormai da troppi anni.

 


 

• SETTEMBRE 1979

II 1° sett. il Cons. Parr. aveva un breve incontro a Miasino con il nostro vescovo Aldo, il quale si informò sulle condizioni di salute di don Benvenuto e sulla situazione spirituale e amministrativa della parrocchia. Non ci furono lesinate parole di incoraggiamento di speranza.
Don Primo Chiesa regge provvisoriamente la nostra Parrocchia da sabato 15 settembre.
Inviato qui dal nostro Vescovo Aldo Del Monte avrà cura delle nostre anime e farà tesoro della sua esperienza pastorale e missionaria.
Infatti don Primo, in passato, ha retto per 4 anni la Parrocchia di Sambughetto e per 14 anni quella di Colazza; poi per 20 anni fu cappellano-missionario sulle nostre più prestigiose navi che facevano la spola tra l'Italia e l'America dal sud e in altre parti del mondo.
Don Primo pur tenendo casa presso cugini a Milano, da diversi anni, ha messo a disposizione della Curia di Novara la sua volontà di « servizio » specialmente per le « reggenze » urgenti.
Siamo grati al nostro Vescovo che ha così voluto colmare un temporaneo vuoto nelle cure delle anime del nostro paese.
A don Primo un saluto cordiale e riconoscente, la assicurazione della nostra disponibilità e collaborazione; unita a molti auguri per un sereno e proficuo lavoro.
 Il 23 settembre veniva inaugurato il salone superiore del Museo dell'Ombrello. L'allestimento è stato curato dall'architetto Bazzoni, che ha illustrato agli intervenuti motivazioni e difficoltà della sistemazione. Nel corso della cerimonia, alla presenza di numerosi amici del Museo, il presidente dell'Associazione sig. Susanna scopriva una lapide.


 

DICEMBRE 1979

• Durante le Messe di domenica 16 dicembre, don Primo informava i fedeli che la scelta del Vescovo era caduta su don Virgilio Pezzato, parroco di Cameriano e Orfengo.
Purtroppo ci veniva pure comunicata la triste notizia della morte della mamma di don Virgilio, al venerdì precedente. Al suo funerale partecipava don Primo, mentre il C.P.P. inviava a nome della comunità telegramma di condoglianze.
 UNA SCHOLA CANTORUM
Le ombre della sera hanno avvolto anche la grande Chiesa e la canonica; il silenzio è grande, le viuzze sono deserte e sibila il vento freddo. Ma si odono dei passi quasi furtivi: ecco salire su dalla ruga degli agnelli, Vittorio intabarrato e tutto compresso nei suoi pensieri di poesia; poi arriva trafelato come sempre il Valeriano che scarica dalla sua utilitaria una mezza dozzina di ragazzini; Luigi e la Nucci Antonietta e Sandro giungono con falcate felpate; la Marzia sale dalla baia del re. Più tardi alla spicciolata, infreddoliti, arrivano Mauro, Paolo, Patrizia, e poi ancora la Nadia il Piero e Ringo ed altri ancora, come congiurati chiamati ad una riunione di carbonari.
Qualcuno ha aperto il massiccio portone della Chiesa, entrano silenziosi in fila indiana.
Più tardi a chi dovesse passare ai piedi delle scalinate, capiterà di sentire le note dell'organo e voci giovanili che provando e riprovando cantano le lodi del Signore.
E' la nuova schola cantorum che in umiltà e dedizione rallegra e solennizza le funzioni religiose. Quanti sacrifici, buona volontà e che esempio di dedizione ci viene da questi giovani! Il cuore si apre alla speranza, per non dire alla certezza, che questi giovani preparano per loro e per noi un avvenire più bello più sereno fatto di fortezza cristiana: ne sentiamo la necessità.
Grazie giovani tutti della rinata schola cantorum.

 UN SERVIZIO
Egidio Bertola, che ricordiamo negli anni passati deus ex macchina con Santo Calligaro dedicarsi ai « giochi della gioventù del Vergante » che tanto bene hanno fatto, ha accettato il gravoso compito di « presidente » della altamente benemerita banda musicale del Mottarone che allieta le cerimonie dei nostri paesi. Accettare, specie oggi, questi incarichi, vuoi dire spirito di servizio, attaccamento alle tradizioni, amore per la terra Mottaroniana. Significa impiegare tempo, salute, denaro. Ma fin quando c'è gente che fa questo, non per mettersi in mostra, ma per aiutare a tenere vive le tradizioni, vuoi dire che è bene sperare nel progresso anche civico della comunità.
Rallegramenti ed auguri quindi al caro Egidio.
 NUOVA SALA RIUNIONE
Molto presto saranno terminati, nei locali al piano seminterrato del Museo dell'ombrello, i lavori che daranno a Gignese Nocco Vezzo e Alpino una degna sede per riunioni, rappresentazioni, esposizioni, sede della biblioteca ed all'occorrenza sala del Consiglio e ricevimento autorità.
Anche qui, senza tanto clamore, ma con tanta tenacia si opera da parte della Amministrazione comunale per dare alla comunità un motivo per trovarci, per unirci sempre più; un ambiente ove aprirsi al prossimo, al dibattito civile e rispettoso; in una parola: un luogo ove si creano le premesse per fare « cultura », quindi per il progresso civico nel segno della libertà.

 


 

GENNAIO 1980

• Durante le recenti Feste Natalizie abbiamo avuto il piacere di ricevere due gradite visite.
Un breve incontro con il nostro vescovo Aldo il quale, di passaggio da Gignese, ha voluto visitare la casa parrocchiale e informarsi sui preparativi per l'arrivo del nuovo parroco.
Don Virgilio Pezzato è poi venuto anch'egli a visitare il. paese e conoscere un po' meglio la sua futura parrocchia.
L'impressione ricevuta è senz'altro positiva e siamo certi che il nostro giudizio sarà confortato dal consenso dei parrocchiani.
Ciò che più ci ha colpito in lui sono stati la semplicità d'animo e il proposito di concrete iniziative per i giovani. Conosciamo altresì ed apprezziamo le sue iniziative per i pellegrinaggi a Lourdes e per l'assistenza degli anziani. Gioviale e pronto al dialogo, le poche ore trascorse insieme sono state una felice premessa all'azione pastorale che egli inizierà presso di noi a partire dal 27 gennaio prossimo.
 


 

•  FESTA DI SAN MAURIZIO

Il vecchio proverbio dice che S. Maurizio e S. Gaudenzio sono due mercanti di neve; così domenica 13 gennaio Gignese ha festeggiato il suo Patrono ammantata di neve fresca caduta durante la notte.

Un gruppo volenteroso di giovani, ha provveduto di buona lena alla pulizia delle scalinate della Chiesa. La Santa Messa, nonostante il numero ridotto di persone a causa del cattivo tempo, è stata solenne ed allietata come sempre dalla scola cantorum; il Corpo musicale del Mottarone si era offerto, ma i Fabbriceri lo hanno esonerato dal servizio proprio per il brutto tempo; la tradizionale offerta all'incanto ha fruttato una somma che aiuta a superare le ultime difficoltà economiche.