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LA VOCE DELLA PARROCCHIA

 

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DON GIORGIO

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_________________PREGHIERA__________________

 

 

O Dio, Padre di Gesù,  fonte di ogni cosa buona,
donaci occhi limpidi  e cuore senza macchia
per vedere tutto il bene  che c'è nel mondo
e gioire dell'amore  con cui gli altri si amano.
Donaci occhi limpidi  e cuore puro
per rallegrarci dei bene  che anche noi facciamo
e dell'amore che anche noi doniamo.
Dalla ricchezza del nostro cuore
salga a te il grazie perché tu ci sei vicino
in Gesù tuo figlio.

 

 

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I 50 anni del Ricreatorio
( 1980 )

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In risposta al questionario per la visita pastorale, il parroco don Picena scriveva nel 1920: « Vero oratorio femminile e maschile non esiste: però le ragazze nelle ore dopo il Vespro festivo si raccolgono di consueto nell'asilo con la signora Maestra; i ragazzi, buona parte, si raccolgono dal parroco che di regola li conduce a spasso.
A lo scopo fundando oratorio  con i teatri si è raccolta la somma di L. 15 mila, posta su libretto postale a fruttare per epoca migliore a far qualche cosa per questo oratorio ».
Don Picena morì però senza veder realizzato questo suo desiderio. Il suo successore don Prandi, trovò un ambiente più favorevole e altri fondi. Nel diario parrocchiale poteva così scrivere:
— Ricreatorio Don Bosco. In agosto (1929), e cioè nell'ultima domenica di detto mese alla presenza delle autorità, dei villeggianti e dell'intera popolazione si pose la prima pietra del salone ricreatorio di D. Bosco, con discorsi del parroco e del Podestà Cav. Rossi.
Il disegno è del geometra Rinaldi e il lavoro fu aggiudicato al capomastro Desiderio Ranisi di Gignese, che ne incominciò i lavori coi primi di marzo dell'anno 1930.
In agosto, in occasione delle feste per il 25° del trasporto dell'urna di S. Desiderio per le vie del paese, il vescovo Castelli viene a Gignese: — Benedizione del grandioso salone del ricreatorio fatta dal Vescovo in detto salone, ancora greggio fu allestito un grandioso banco di beneficenza... Nello stesso anno 1930, in novembre, il salone del Ricreatorio era ultimato in ogni sua parte, e fu solennemente inaugurato con discorsi del parroco e del Podestà e con distribuzione di biscottini di Novara a tutta la gente che gremiva il salone. Si crearono due compagnie di filodrammatici che diretti dal parroco debuttarono molto bene sul palcoscenico quasi ad ogni mese, e coi giovani si fecero avanti anche le ragazze dirette dalle R.R. Suore dello asilo. Per interessamento del parroco che si portò personalmente a Firenze, ottenne dal comm. Alfredo Zanone una macchina cinematografica nuova di marca americana, e con la quale si ebbe a Gignese anche il cinema.
Dopo la morte di d. Prandi, l'avvento della televisione spegne gli entusiasmi; don Jelmoli annotava brevemente: « Esiste l'Oratorio Maschile e quello Femminile: il primo assistito dal parroco, il secondo dalla Sig.na Insegnante dello Asilo e funzionano bene e promettono di funzionare ancora meglio ».
Nei primi anni di reggenza" di don Benvenuto ci fu un rifiorire di attività: la nuova Banda Musicale la Schola Cantorum, la Filodrammatica, il Cinema. I loro indimenticabili artefici ci han già lasciato: il Natale, il Pasquale, il Cardani, il Viotto..
Cambiano i tempi: i giovani cercano altre distrazioni, rese possibili da un maggior benessere dalla diffusa motorizzazione. Sul campo, che ha conosciuto inesauste partite di pallone, l'erba cresce alta; gli scenari del palco caduti a brandelli: ristagna un'aria di chiuso; il ricreatorio mostra impietosamente l'abbandono e i suoi anni:
« Le cose tutte quante hanno lor morte... ».

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Don Mazzi

Salone straripante di pubblico a Gignese, sabato 30 agosto, per l’incontro con don Antonio Mazzi. Presenti stampa e TV locali, diverse persone hanno potuto vedere e ascoltare il sacerdote dalle finestre aperte sullo spiazzo antistante l’oratorio. Un incontro iniziato già con l’omelia della S. Messa celebrata poco prima nella parrocchiale. Commentando il Vangelo, don Mazzi diceva:  «Pagine difficili, queste, perché il Dio di Gesù non è il Dio onnipotente del Vecchio Testamento,  ma un Padre che partecipa ad una umanità di dolore e di morte». Gli faceva eco don Giorgio: «Molti definiscono don Mazzi un prete scomodo; ma scomodo è il Vangelo, a leggerlo bene».   Sì, perché «andare in chiesa è una cosa, essere cristiani è un’altra».   E così, nel successivo incontro,   don Mazzi è partito proprio da una rilettura del Vangelo,   dalla parabola del figliol prodigo, per affermare che solo l’amore può compiere il miracolo di un cambiamento di mentalità e di vita. Ha quindi ricordato la sua esperienza personale. In terza media era stato bocciato per cattiva condotta, e la maestra aveva detto a sua madre: «Suo figlio è irrecuperabile!».   Questa condanna senza appello aveva sconvolto il giovane fino a fargli meditare il suicidio. Aveva poi cambiato paese,   per arrivare alla Città dei ragazzi di Ferrara.   Qui l’incontro con Romano, il ragazzino oggetto di ripetute violenze familiari,  a cui aveva infine reagito con una coltellata.   Per “recuperare” Romano, don Mazzi recuperò se stesso facendosi prete. Ha poi raccontato l’esperienza tragica e terribile di un viaggio in Brasile,   in una realtà di violenza e di degrado tale da scoraggiare chiunque. Ma anche là c’è un sacerdote che opera nella carità,   perché crede che «nessuno è irrecuperabile».   Si cita sempre il detto che la mela marcia fa marcire tutte le altre, in quanto pensiamo che il male sia più forte del bene. Solo con un capovolgimento di mentalità e di comportamento possiamo smentire questo pregiudizio. Un messaggio di speranza, dunque. Ma non di facile ottimismo. Don Mazzi ha insistito sulla responsabilità dei genitori nell’educare i figli, e di una loro debolezza nel soddisfare ogni capriccio degli adolescenti. Conciliare l’amore con il rigore è la scommessa per una crescita responsabile e morale.



Don Mazzi