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Museo dell' Ombrello
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Presentato a Milano
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I
70 ANNI DEL MUSEO |
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Nel 2009 il Museo dell'Ombrello di Gignese compie 70 anni. Questa storia pluridecennale va tuttavia scandita in tre periodi, l'ultimo dei quali corrisponde alla costruzione del nuovo edificio, la cui prima pietra fu posta nel 1969 e l'apertura al pubblico nel 1976. Il secondo periodo corrisponde alla ricostruzione della sede museale, ospitata nella palazzina Scuole, dopo gli eventi bellici. È un periodo poco conosciuto e che possiamo ricostruire dalla cronaca del dott. Emiliano Bertone, allora segretario comunale, comparsa sulle pagine del Sempione nel 1948. «A Gignese era sorto nel 1939, con simpatica improvvisazione e frutto del comune amore, un Museo dell'Ombrello che ebbe un clamoroso successo di propaganda ombrellaia, turistica e montanara. Pensate: in un paesino di 600 abitanti, diciassettemila visitatori, la stampa di tutto il mondo che ne parla e il riconoscimento ufficiale della Grande Guida del Touring che lo decora coll'asterisco raro ed ambito delle "cose notevoli"! Guerra e guerriglia passarono anche sul Lago Maggiore ed il museo venne nel 1945 depauperato, rimosso e chiuso. Scomparve la intera raccolta dei bastoni da passeggio, la collezione delle stoffe, gli ombrelli di tipo moderno. Fortunatamente non furono toccati gli esemplari vecchi, rari, ciò che sarebbe stato più difficile ritrovare. Anche la sala dei ricordi si può dire quasi intatta. Gli ombrellai d'Italia settentrionale (industriali, artigiani, negozianti), riuniti il 9 maggio in una adunanza hanno deciso la ricostruzione ed hanno versato un primo contributo di un milione e mezzo. Il ricostruito museo avrà la sua sede e le sue linee principali dove e come venne costruito la prima volta, ma non gli sarebbe perdonabile, come nel 1939, il carattere di bonaria improvvisazione di allora: dovrà essere più organico, così da segnare più precisamente la tappa percorsa dagli ombrellai dalle origini ai nostri giorni e piazzare bene il trampolino di lancio verso le maggiori future aspirazioni. Il museo rinnovato dovrà essere inaugurato nell'aprile dell'anno prossimo. Questo l'articolo pubblicato nell'ottobre del 1948. In una precedente cronaca l'incontro con gli ombrellai, guidati dal "sig. Paltoni di Torino", era datato all'11 luglio. Bertone ricordava ancora che Eugenio Pattoni e il cav. Peppino Alesina convinsero il dott. Igino Ambrosini, allora riluttante, ad accettare la direzione dei lavori di ricostruzione. V.G.
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I
L PATRONO DEGLI OMBRELLAI |
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Una curiosità alla quale avevamo potuto dare una riposta soltanto ipotetica per mancanza di riscontri era quella relativa al patrono degli ombrellai. Scriveva padre Eugenio Manni: «A patrono degli ombrellai fu scelta Santa Barbara, invocata pure dai minatori e dagli artiglieri. A dire il vero a Massino ne avevo sentito il nome solo sulla bocca dei vecchi, che la invocavano per difesa delle persone e delle bovine dai pericoli del fulmine».Il patrono ufficiale risulta San Medardo, Vescovo di Saint Quentin vissuto nel V secolo, la cui ricorrenza cade l'8 giugno. Nell'agiografia si legge che per proteggere un povero contadino che aveva rubato un cavallo a suo padre, il bambino Medardo provocò una pioggia che favorì il contadino. Per questo miracolo, Medardo è dalla tradizione associato alla pioggia e quindi agli ombrellai. La risposta ai nostri dubbi l'abbiamo trovata in un articolo pubblicato su L'Eco del Verbano in data 9 dicembre 1899: «Gli industriali ombrellai a banchetto» «Lunedì 4 corr. le splendide sale del ristorante La Borsa [a Torino, dov'era il Circolo dei Laghisti] accolsero ad amichevole convegno circa una sessantina di commensali. Erano gli industriali ombrellai ed affini, a cui si unirono non pochi del cosiddetto piccolo commercio [...] Alla frutta il sig. Enrico Righini ringrazia gli intervenuti e si augura che queste riunioni che affratellano i concorrenti per scambio di nuove idee, debbano susseguirsi [...] Il cav. Carlo Righini vede volentieri il rinnovarsi di questa simpatica festa di S. Barbara, e vorrebbe che a somiglianzà di altre protettrici, gli ombrellai festeggiassero anche religiosamente tale ricorrenza. [...] Sorge il cav. Caula che fa notare come S. Barbara non sia mai stata protettrice degli ombrellai, ma bensì delle armi dotte; ma questa festa rappresenta una data memorabile per gli ombrellai, quella del 4 dicembre, in cui fin da 14 anni fa, si fece la prima di tali riunioni ali''Albergo della Caccia. Da ciò si rileva che non si ha il diritto di invocare S. Barbara a protettrice. [...] La proposta del cav. Caula viene approvata, ed allora il cav. Righini vuole si chiami questa "festa del 4 dicembre"»Non si trattava dunque di festeggiare una patrona, ma di una coincidenza con la data in cui, dal 1885, gli addetti ai settori "dell'ombrello e affini" avevano iniziato a incontrarsi con un banchetto. Ma in progresso di tempo la "festa del 4 dicembre" divenne la "festa di S. Barbara", alimentando così una devozione di fatto. V.G. |
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