| __________________________________________________________MOTTARONE |
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Bufera di neve al Mottarone |
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IL MOTTARONE UN SECOLO FA
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| IL GRANDE ALBERGO II volto ed il destino del Mottarone subirono una prima radicale trasformazione con la costruzione di un grande albergo. Allo Spanna va il merito d'aver reperito, dopo non lievi difficoltà, l'area adeguata sulla quale i signori Guglielmina di Varallo Sesia eressero l'albergo inaugurato, con un tono di solennità, il 15 giugno 1884. La maestosità della costruzione, dotata a quel tempo dei più moderni, confortevoli servizi: sale di biliardo, di ritrovo, di musica, ecc. telefono in comunicazione con Baveno e Stresa e l'accurato servizio, richiamò, nel primo anno di esercizio, un concorso di turisti e di personalità senza confronti. Su una lapide, posta nell'atrio di ingresso del grande albergo, andata distrutta con l'intero fabbricato a causa del violento incendio scoppiato nella notte del 17 gennaio 1943, si leggeva che nel 1884 erano stati colà ospitati i principi di casa Savoia, Emanuele Filiberto, duca delle Puglie; Vittorio Emanuele, conte di Torino; Luigi Amedeo, infante di Spagna; il duca di Genova Tommaso Alberto Vittorio con la moglie Isabella. Nell'anno 1885 erano stati ospiti dell'albergo: Margherita di Savoia, regina d'Italia, con il principe Vittorio Emanuele e Maria Elisabetta, duchessa di Genova e la principessa ereditaria di Germania. Fu un vero grande successo. ________________________________________________________________________________________________________________ |
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| SCRITTORI E STUDIOSI VALORIZZANO IL MOTTARONE Verso la metà del secolo scorso il Mottarone ebbe a vantare i primi incontri con una letteratura che gli attribuì un caldo inno di ammirazione. Il Boniforti, già citato, ci ha lasciato una prima piacevole descrizione; lo scrittore e pittore svizzero Berlepch Giovanni Edoardo (San Gallo 1852 - Ranegg 1921) nei suoi scritti consigliava la passeggiata al Mottarone... dont la vue se piace a cote de celle du Righi. La descrizione del panorama mottaroniano apparve, da allora, in molte guide turistiche e, verso la fine del secolo, molti studiosi si occuparono del Mottarone, della sua struttura geofisica , della sua flora, della sua fauna, accrescendone la conoscenza ed il prestigio. Fra i molti si ricordano: Bartolomeo Castaidi (Torino 1818-1879), naturalista e fondatore con Quintino Sella del Club Alpino Italiano, direttore del museo geologico della sua città natale, al quale si deve la pubblicazione della carta geologica del Piemonte continuata dal Baretti; il Gerlach, professore all'università di Basilea; Vincenzo Parete, membro nel 1848 del primo ministero costituzionale piemontese, pubblicò opere scientifiche e si occupò della geologia delle Alpi e del Mottarone. Il novarese Costantinò Perazzi, che fu ministro del tesoro nel 1888 e senatore dal 1884; Carlo Parona, geologo e paleontologo, presidente dell'Accademia delle Scienze di Torino, autore di un trattato di geologia dal titolo : - Valsesia e il lago d'Orta - . Giovanni Struver, mineralogo tedesco (Brunswick 1842 - Bonia 1914) chiamato nel 1864 da Quintino Sella alla scuola degli ingegneri di Torino, più tardi fu professore di mineralogia nell'università di Roma. Carlo Federico Martins, botanico e geografo, Federico Sacco, geologo, Martino Baretti pure geologo e professore a Torino, autore di numerose opere scientifiche sulle Alpi, Antonio Stoppani e lo storico rosminiano Vincenzo De Vit. Da vari studi e dalle opere lasciateci dai suddetti autori e da altri meno conosciuti, sappiamo che nella quarta era geologica, detta appunto cenozoica, epoca in cui si determinò il corrugamento alpino con la formazione delle Alpi, gli sterminati ghiacciai del Toce sfiorarono anche i pendii del Mottarone abbandonando, in seguito, detriti e massi erratici. Inoltre nelle opere di eminenti studiosi e dalle ricerche compiute da questi, abbiamo notizie delle differenti composizioni del sottosuolo del Mottarone attraverso interessantissimi argomenti di osservazione. Anche lo studio della flora del Mottarone è
stato affrontato dal prof. G. De Notaris e dall'avv. A. Franzoni
in un elenco sulle piante del Mergozzolo e vi designarono oltre
700 specie e varietà, come annota il Bonforti nella decima
edizione (1873) della sua guida.Altri geologi ed altri amatori
della mineralogia e della botanica, si occuparono del Mottarone
: Giuseppe Gautieri ne « I cenni geologici », I. G. Ebel nel «
Manuel du Voyager en Suisse », Vincenzo Barelli nel suo volume «
Cenni di statistica mineralogica degli stati di S. M. il re di
Sardegna », ed ancora nel volume dell'Amoretti « Viaggio da
Milano ai tre laghi » e nelle « Osservazioni mineralogiche e
geologiche » di Angelo Sismonda, si parla del Mottarone con
cognizioni precise. |
| IL MOTTARONE E LA SUA
CROCE Le vie d'accesso alla vetta del Mottarone ancora ai primi del 1900 erano esclusivamente delineate sui due versanti (Verbano e Cusio) da sentieri. Un'unica strada, che poteva essere percorsa
da carri, partiva da Armeno e raggiungeva la vetta del Mottarone
passando per Cheggino, Luciago e Cortano; da Armeno all'albergo
Guglielmina con barroccio a due buoi il prezzo era stato
stabilito in lire dieci dalla sezione C.A.I. Verbano. Le tariffe
per guide e trasporti da Baveno, da Stresa, da Miasino e da
Armeno per ogni cavalcatura col conducente e senza carico era
stato fissato in lire cinque; col conducente e con carico fino a
chilogrammi 15 in lire sette; per portatore solo e carico fino a
chili 25 in lire quattro; per portatrice sola con Subito dopo l'inaugurazione del grande albergo Mottarone, si manifestarono il desiderio e la necessità di collegare il Mottarone con Stresa mediante la costruzione di una funicolare. Sul giornale di Varallo, del settembre del 1885, si legge: «... giacché siamo in sul parlare del Mottarone, la cui fama di bellissima montagna va ogni giorno crescendo, e al quale sogliono già fin d'ora recarsi personaggi d'ogni classe, anche di quelle più elevate e principesche, non ci pare cosa poi tanto fuori di proposito l'esprimere un desiderio, cioè che si volesse cercar modo di rendere la salita più comoda e più presta costruendovi una ferrovia funicolare ...» Due anni dopo, nell'ottobre 1887 il «Prealpino» di Arona annuncia: — Sono stati sottoscritti i capitali necessari per la costruzione della ferrovia del Mottarone la quale dovrebbe passare per diversi luoghi frequentati da forestieri —. Nell'aprile del 1889 la società di Navigazione del Lago Maggiore stabilì di assumersi la costruzione di una ferrovia ad ingranaggio da Stresa al Mottarone. Il progetto lungamente propugnato e studiato dallo Stresiano geom. Cav. Tommaso Tadini verrà attuato alcuni anni più tardi e per il Mottarone segnerà l'inizio di un periodo di progresso e di miglioramento economico. Intanto al Mottarone venne edificata la prima
croce « dalla pietà cristiana in adorazione di Cristo Redentore
».
Venne edificata nel 1902 ed inaugurata il 2 settembre di quell'anno. Era alta 15 metri come l'attuale ed orientata a levante. Una leggenda vuole che già prima d'allora esistesse sulla vetta del Mottarone una croce lignea che si vuole fosse stata distrutta da un fulmine durante l'imperversare di un furioso temporale. La croce elevata nel 1902 sorse sotto il patrocinio del principe Gilberto Borromeo e venne benedetta da monsignor Edoardo Pulciano già vescovo di Novara e da poco nominato arcivescovo di Genova. Il presule raggiunse la vetta col cavallo di San Francesco accolto da una folla imponente ed entusiasta accorsa per l'occasione da tutti i centri vicini e lontani del Verbano e del Cusio. Il disegno che fu opera del'ing. Gaetano Villa della casa Borromeo comprendeva la base ed una colonna in granito e la croce alta 4 metri in marmo di Carrara. Sul piedestallo, verso levante, era stata messa una lapide con la seguente epigrafe dettata da papa Leone XIII0: IESU CHRISTO DEO — VICESIMI HUIUS INEUNTIS SAECULI RESTITUTAE — PER IPSUM SALUTIS UTRIUSQUE VERGANTIS INCOLAE — AD VERBANUM LACUM ANNO PRIMO FECERUNT — SECUNDO DICARUNT — Della suddetta epigrafe il prof. M. Bonfantini ci offre la presente traduzione : A GESÙ' CRISTO DIO — DI QUESTO ALBEGGIANTE SECOLO VENTESIMO PER LA RIDONATA — DA LUI SALUTE DELL'UNO E DELL'ALTRO VERGANTE LE GENTI PRESSO IL VERBANO — NELL'ANNO PRIMO FECERO NEL SECONDO SACRARONO La croce era riparata da un parafulmine che funzionò regolarmente per mezzo secolo ed impedì l'abbattersi di folgori su di essa. Ma il 2 maggio 1951 per un guasto o, per altre cause, il parafulmine non funzionò e la croce venne frantumata da un terribile schianto durante l'infuriare di un violento temporale. Venne risparmiato solo il basamento ad indicare che là, doveva risorgere la croce del Mottarone e là, doveva svettare, come per il passato, quale richiamo turistico, il simbolo della cristianità e della fratellanza. Il principe Vitaliano Borromeo, sollecitato dal sindaco di Stresa, avv. Sante Scolari, accettò la nomina di presidente di una commissione esecutiva ; vice-presidente venne nominato il dott. Igino Ambrosini benemerito ideatore del giardino « Alpinia », membri della commissione vennero eletti don Giovanni Gavigioli, allora arciprete di Stresa, il dott. Vallenzasca, amministratore della casa Borromeo, Armando Pastore da Magognino, vicesindaco di Stresa, don Luigi Dellarossa, parroco di Levo, la cui parrocchia si stende fino alla vetta del Mottarone, Pietro Lometti, albergatore ed in qualità di segretario il rag. Pietro Valditara, allora segretario del comune di Stresa. Una circolare diramata dal suddetto comitato, intesa a sensibilizzare l'opinione pubblica per sollecitare l'offerta di materiale e di danaro, venne accolta molto benevolmente e le adesioni furono tali da permettere l'immediato inizio dei lavori. S. E. Mons. Vincenzo Gilla Gremigni, eletto vescovo di Novara in quell'anno (1951), espresse il suo più vivo interessamento per la ricostruzione della croce del Mottarone e, poiché particolari ricordi dell'infanzia lo legavano alla località, ottenne che il Sommo Pontefice Pio XII0 rendesse più solenne con un suo radio messaggio e con l'accensione, per via aerea della lampada, la benedizione della nuova croce la sera del 2 giugno 1952. Anche noi quella
memorabile sera, assistemmo all'inconsueto evento dal
lungolago di Stresa, dove, per l'occasione, un'enorme folla
di Stresiani, di turisti e di curiosi si era riversata per
festeggiare, applaudire e manifestare ciascuno in maniera
diversa il proprio assenso. Così il 2 giugno 1952, la nuova
croce ritornava a dominare sulla vetta del Mottarone per
volere degli uomini che in essa pongono la certezza di una
vita immortale. Mons. Gremigni, che aveva auspicato il
ritorno della croce sulla vetta del monte da cui si dominano
il Verbano, il Cusio, la chiostra alpina dal Monviso
all'Adamello, la pianura lombarda e novarese, per
l'occasione scrisse: «E' un atto di fede nella misericordia
di Dio, è un atto di spe-ranza nel perdono di Dio, è un atto
di amore verso l'amore di Dio... ». |
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