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Con i suoi 1491 metri d'altitudine, il Mottarone è la più elevata punta di
tutto il rilievo (un tempo conosciuto come Mergozzolo) che separa il
Verbano dal Cusio. Da questa elevazione lo sguardo abbraccia un giro
d'orizzonte giustamente famoso: dal Monte Rosa al Monviso, dai monti della
Svizzera al piano lombardo e ai numerosi laghi del Varesotto. Sull'origine
del nome si pensa ad una contrazione di Motta rotonda, che ben si addice
alle forme arrotondate di
questi colli, così come troviamo nell'Alpe Torona.
Un Moto Rotondo, tra i territori di Agrano e di Vezzo, è
attestato in carte del 1770.
In occasione di scavi si rinvennero presso la sommità una lancia,
un'ascia e un morso di cavallo attribuiti al periodo
longobardo.
Che
la zona, con i suoi estesi pascoli, abbia sempre costituito
un punto di interesse per l'allevamento, è testimoniato altresì dal
convergere verso la sommità dei territori
dei paesi sottostanti, nonché dalle
presenze di enti e personaggi importanti: il Capitolo di S. Giulio,
la mensa arcivescovile milanese, i Visconti di Massino. Quando i Borromeo
ottennero il Vergante, acquistarono dai comuni vaste estensioni di
terreno, al punto che tutto il versante orientale divenne loro proprietà.
Ancor oggi, per salire in auto al Mottarone da questo lato, cioè
dall'Alpino, si deve far uso di strada
privata, gravata di pedaggio.
Ancora legata ai Borromeo
è
un'altra iniziativa che ebbe però esiti diversi: nel 1680, per ricordare
la moglie Giovanna
Odescalchi — nipote di Innocenze
XI
— morta di parto, il conte Carlo Borromeo faceva costruire un oratorio per
gli alpigiani. L'edificio, ormai abbandonato, sorgeva a 1090 metri
d'altitudine, sul confine tra Vezzo e Levo che
ne ebbe la giurisdizione spirituale.
La dedicazione dell'oratorio è un po' intricata. Una lapide
affermava che esso era dedicato a
Maria sposa del Sommo Consolatore; fin verso il Settecento, però,
le carte di Levo lo ricordano come oratorio
di S. Maria Elisabetta. Sul finire del secolo è infine citato come
dedicato a s. Eurosia, forse in riferimento alla santa raffigurata
nella pala d'altare (a. 1682) del pittore Zucchinetti di Suna.
Scoperto dagli Inglesi verso la metà del secolo scorso, il Mottarone
suscitò l'entusiasmo di Grazio Spanna che ne promosse la conoscenza e la
valorizzazione. Nel 1884 i fratelli Guglielmina di Alagna Sesia vi
costruirono il grande Albergo Mottarone che ospitò, tra gli altri, anche
la famiglia reale; finché un furioso incendio lo distrusse, nel 1943,
causando la morte di 4 persone.
Nel 1901 veniva innalzata, sulla vetta una grande croce, abbattuta da un
fulmine e subito ricostruita nel 1951, con l'accensione della lampada, via
etere, da parte del pontefice Pio XII.
Nel 1911 veniva inaugurato il caratteristico trenino a cremagliera che
saliva da Stresa, con l'andatura giusta per dar agio agli occhi e al cuore
di godersi il panorama. Smesso nel 1963, è stato sostituito da una più
veloce e meno poetica funivia.
Arrivati i turisti, la vecchia chiesetta di S. Eurosia era troppo fuori
mano e così, nel 1932, su progetto Charbonnet, architetto della casa
ducale d'Aosta e del senatore Agnelli, venne costruita l'attuale Madonna
della Neve. Altri alberghi presero il posto di quello bruciato e il pendio
fu attrezzato per gli sport invernali: trampolino di salto e ski-lift. Con
l'avvento delle telecomunicazioni la vetta è diventata una foresta di
ripetitori e di antenne, con buona pace di chi vi saliva a godersi il
panorama. Più in basso i pendii ridotti a pascolo nei secoli scorsi, hanno
invece recuperato il verde manto grazie ad una intensa opera di
rimboschimento; mentre il roccioso e aspro versante cusiano mantiene
intatta la sua severa imponenza.
Dal 1948 la strada privata aperta dai Borromeo ha permesso un afflusso
sempre più massiccio di turisti, incrementato poi dall'installazione della
funivia e dalla bitumatura della strada che sale da Armeno.
V. GRASSI
UNA MONTAGNA RICCA DI STORIA E DI FASCINO " Genesium anno 1979 n°1"
E' la montagna del Basso Verbano e del Vergante : è la montagna di
casa nostra.
Il « Mottarone », una montagna da cui si può godere uno dei più vasti
panorami delle Alpi, una stazione di turismo invernale tra le più
frequentate per le gite di fine settimana, un luogo di passeggiate estive
conosciuto da un vasto pubblico soprattutto di Milano e delle zone che
circondano il lago Maggiore.
Ma il Mottarone è anche una montagna ricca di storia, uno dei primi luoghi
prescelti dai turisti del primo Novecento per uscire dalla vita delle
città che stavano diventando soffocanti. E' del 1884 l'inaugurazione del
grande albergo nei pressi della cima del Mottarone, ma la montagna era già
stata conosciuta e descritta compiutamente da alpinisti e viaggiatori.
Tale Valentino Carrera a metà dell'Ottocento nelle sue « Peregrinazioni di
uno zingaro per Laghi ed Alpi » scriveva : « Hosanna in excelsior ; Eccoci
sul Mottarone! S'io fossi il re del mondo avrei tanta fede da trasportare
questo quadro incantevole nei giardini della mia reggia ».
La storia del Mottarone comprende poi i primi servizi di trasporto fino
alla costruzione di quel trenino che è stato tra le due guerre una delle
più grosse attrazioni del fiorente turismo di Stresa e di tutto il lago.
Proprio la storia di questa affascinante montagna con numerosi documenti
d'epoca ed altrettante illustrazioni attuali è descritta in un
recentissimo libro di Teresio Valsesia edito da « Lo Strona » di Novara in
elegantissima veste tipografica, un libro che offre un quadro e
un'immagine stupenda di una montagna che molti conoscono solo idi nome.
Eppure anche i monti contribuiscono per la loro parte a costruire la
storia dell'uomo, ad avvicinarci alle bellezze della natura, a farci
comprendere la vastità del creato. Anche per questo l'opera storica di
Valsesia, che è completata da una bellissima carta delle Alpi stampata nel
1873, merita un posto nella biblioteca ed un po' di tempo per comprendere
e contemplare non solo il libro, ma la montagna e soprattutto gli uomini
che l'hanno vissuta, conosciuta ed in primo luogo amata.
NUOVI COLLEGAMENTI CON IL MOTTARONE "Genesium anno 1979 n°1"
Due novità hanno ringiovanito e rilanciato il vecchio Mottarone, la
montagna che è stata la culla degli sciatori lombardi quando le moderne
stazioni invernali ricche di impianti di risalita e di piste erano ancora
nel regno dei sogni. Primo fatto : le ferrovie Nord Milano, la navigazione
lago Maggiore e la funivia Stresa - Mottarone hanno istituito di comune
accordo un biglietto turistico speciale di andata e ritorno in servizio
cumulativo, che da diritto ai .percorsi in treno dalle stazioni di
partenza della « Nord » a Laveno Mombello, in battello da Laveno Mombello
a Stresa, e in funivia da 'Stresa - Lido al Mottarone. E' stato così
ripristinato un collegamento che negli anni Trenta era molto frequentato,
con una sola differenza : le veloci cabine del moderno impianto funiviario
hanno preso il posto del lento ma pittoresco trenino a cremagliera
(inaugurato l'il luglio 1911 e definito allora « la più alta e ardita
ferrovia di montagna italiana ») e messo in pensione nel giugno 1964.
Secondo fatto: è uscito in veste lussuosa, riccamente illustrato anche con
rare fotografie di un'epoca ormai lontana, un libro « II Mottarone »
(edito da « Lo Strona» - Valstrona) in cui l'alpinista scrittore Teresio
Valsesia ha sintetizzato la storia del monte che per molti anni fu
chiamato il « Righi italiano » per la vastità del panorama che si ammira
dalla sua vetta (il Righi è una famosa montagna svizzera dalla cui cima si
domina l'Oberland bernese).
Fu l'avvocato Grazio Spanna a promuovere la costruzione di un albergo
sulla vetta del Mottarone. L'idea si concretizzò nel 1880 a Varallo Sesia
quando lo Spanna ne parlò all'albergo Italia, condotto dalla famiglia
Guglielmina, composta da otto fratelli, con ventiquattro figli. Iniziato
il 28 giugno 1883, quello che divenne poi il famoso albergo Guglielmina,
venne inaugurato il 15 giugno dell'anno successivo col concorso di 138
alpinisti. Vien da sorridere pensando che il CAI Verbano offrì ai
Guglielmina la somma di lire 1.208 e 27 centesimi, frutto di un'apposita
sottoscrizione.
Meno di tre mesi dopo l'avvocato Spanna scrisse una lettera alla Rivista
Mensile dei GAI intitolata « La via carrozzabile al Mottarone » in cui
descriveva il primo viaggio da Armeno fino all'albergo Guglielmina
compiuto da un carro a due ruote trainato da due robusti buoi e con a
bordo la famiglia dello' Spanna.
Grazio Spanna morì a Torino il 6 maggio 1892, poco tempo prima aveva
scritto a Juppi Guglielmina, perorando la causa di un sentiero da Omegna
al Mottarone : « Cosi avremo gli arrivi delle cavalcature da Omegna, gli
arrivi in carrozza e in barroccio da Armeno, gli arrivi con la ferrata -
funicolare dal lago Maggiore. Verrà un giorno in cui si avranno anche gli
arrivi in pallone dal cielo ».
Mottarone
Fulvio Campiotti
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