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                                 __________________________________________________________MOTTARONE
 





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Con i suoi 1491 metri d'altitudine, il Mottarone è la più elevata punta di tutto il rilievo (un tempo conosciuto come Mergozzolo) che separa il Verbano dal Cusio. Da questa elevazione lo sguardo abbraccia un giro d'orizzonte giustamente famoso: dal Monte Rosa al Monviso, dai monti della Svizzera al piano lombardo e ai numerosi laghi del Varesotto. Sull'origine del nome si pensa ad una contrazione di Motta rotonda, che ben si addice alle forme arrotondate di questi colli, così come troviamo nell'Alpe Torona. Un Moto Rotondo, tra i territori di Agrano e di Vezzo, è attestato in carte del 1770.
In occasione di scavi si rinvennero presso la sommità una lancia, un'ascia e un morso di cavallo attribuiti al periodo longobardo.
Che la zona, con i suoi estesi pascoli, abbia sempre costituito un punto di interesse per l'allevamento, è testimoniato altresì dal convergere verso la sommità dei territori dei paesi sottostanti, nonché dalle presenze di enti e personaggi importanti: il Capitolo di S. Giulio, la mensa arcivescovile milanese, i Visconti di Massino. Quando i Borromeo ottennero il Vergante, acquistarono dai comuni vaste estensioni di terreno, al punto che tutto il versante orientale divenne loro proprietà. Ancor oggi, per salire in auto al Mottarone da questo lato, cioè dall'Alpino, si deve far uso di strada privata, gravata di pedaggio.
Ancora legata ai Borromeo è un'altra iniziativa che ebbe però esiti diversi: nel 1680, per ricordare la moglie Giovanna Odescalchi — nipote di Innocenze XI — morta di parto, il conte Carlo Borromeo faceva costruire un oratorio per gli alpigiani. L'edificio, ormai abbandonato, sorgeva a 1090 metri d'altitudine, sul confine tra Vezzo e Levo che ne ebbe la giurisdizione spirituale. La dedicazione dell'ora­torio è un po' intricata. Una lapide affermava che esso era dedicato a Maria sposa del Sommo Consolatore; fin verso il Settecento, però, le carte di Levo lo ricordano come oratorio di S. Maria Elisabetta. Sul finire del secolo è infine citato come dedicato a s. Eurosia, forse in riferimento alla santa raffigurata nella pala d'altare (a. 1682) del pittore Zucchinetti di Suna.
Scoperto dagli Inglesi verso la metà del secolo scorso, il Mottarone suscitò l'entusiasmo di Grazio Spanna che ne promosse la conoscenza e la valorizzazione. Nel 1884 i fratelli Guglielmina di Alagna Sesia vi costruirono il grande Albergo Mottarone che ospitò, tra gli altri, anche la famiglia reale; finché un furioso incendio lo distrusse, nel 1943, causando la morte di 4 persone.
Nel 1901 veniva innalzata, sulla vetta una grande croce, abbattuta da un fulmine e subito ricostruita nel 1951, con l'accensione della lampada, via etere, da parte del pontefice Pio XII.
Nel 1911 veniva inaugurato il caratteristico trenino a cremagliera che saliva da Stresa, con l'andatura giusta per dar agio agli occhi e al cuore di godersi il panorama. Smesso nel 1963, è stato sostituito da una più veloce e meno
poetica funivia.
Arrivati i turisti, la vecchia chiesetta di S. Eurosia era troppo fuori mano e così, nel 1932, su progetto Charbonnet, architetto della casa ducale d'Aosta e del senatore Agnelli, venne costruita l'attuale Madonna della Neve. Altri alberghi presero il posto di quello bruciato e il pendio fu attrezzato per gli sport invernali: trampolino di salto e ski-lift. Con l'avvento delle telecomunicazioni la vetta è diventata una foresta di ripetitori e di antenne, con buona pace di chi vi saliva a godersi il panorama. Più in basso i pendii ridotti a pascolo nei secoli scorsi, hanno invece recuperato il verde manto grazie ad una intensa opera di rimboschimento; mentre il roccioso e aspro versante cusiano mantiene intatta la sua severa imponenza.
Dal 1948 la strada privata aperta dai Borromeo ha permesso un afflusso sempre più massiccio di turisti, incrementato poi dall'installazione della funivia e dalla bitumatura della strada che sale da Armeno.
                                                                                                                                                                                    V. GRASSI
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UNA MONTAGNA RICCA DI STORIA E DI FASCINO " Genesium anno 1979 n°1"

E' la montagna del Basso Verbano e del Vergante : è la montagna di casa nostra.
Il « Mottarone », una montagna da cui si può godere uno dei più vasti panorami delle Alpi, una stazione di turismo invernale tra le più frequentate per le gite di fine settimana, un luogo di passeggiate estive conosciuto da un vasto pubblico soprattutto di Milano e delle zone che circondano il lago Maggiore.
Ma il Mottarone è anche una montagna ricca di storia, uno dei primi luoghi prescelti dai turisti del primo Novecento per uscire dalla vita delle città che stavano diventando soffocanti. E' del 1884 l'inaugurazione del grande albergo nei pressi della cima del Mottarone, ma la montagna era già stata conosciuta e descritta compiutamente da alpinisti e viaggiatori. Tale Valentino Carrera a metà dell'Ottocento nelle sue « Peregrinazioni di uno zingaro per Laghi ed Alpi » scriveva : « Hosanna in excelsior ; Eccoci sul Mottarone! S'io fossi il re del mondo avrei tanta fede da trasportare questo quadro incantevole nei giardini della mia reggia ».
La storia del Mottarone comprende poi i primi servizi di trasporto fino alla costruzione di quel trenino che è stato tra le due guerre una delle più grosse attrazioni del fiorente turismo di Stresa e di tutto il lago.
Proprio la storia di questa affascinante montagna con numerosi documenti d'epoca ed altrettante illustrazioni attuali è descritta in un recentissimo libro di Teresio Valsesia edito da « Lo Strona » di Novara in elegantissima veste tipografica, un libro che offre un quadro e un'immagine stupenda di una montagna che molti conoscono solo idi nome. Eppure anche i monti contribuiscono per la loro parte a costruire la storia dell'uomo, ad avvicinarci alle bellezze della natura, a farci comprendere la vastità del creato. Anche per questo l'opera storica di Valsesia, che è completata da una bellissima carta delle Alpi stampata nel 1873, merita un posto nella biblioteca ed un po' di tempo per comprendere e contemplare non solo il libro, ma la montagna e soprattutto gli uomini che l'hanno vissuta, conosciuta ed in primo luogo amata.
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NUOVI COLLEGAMENTI CON IL MOTTARONE "Genesium anno 1979 n°1"

Due novità hanno ringiovanito e rilanciato il vecchio Mottarone, la montagna che è stata la culla degli sciatori lombardi quando le moderne stazioni invernali ricche di impianti di risalita e di piste erano ancora nel regno dei sogni. Primo fatto : le ferrovie Nord Milano, la navigazione lago Maggiore e la funivia Stresa - Mottarone hanno istituito di comune accordo un biglietto turistico speciale di andata e ritorno in servizio cumulativo, che da diritto ai .percorsi in treno dalle stazioni di partenza della « Nord » a Laveno Mombello, in battello da Laveno Mombello a Stresa, e in funivia da 'Stresa - Lido al Mottarone. E' stato così ripristinato un collegamento che negli anni Trenta era molto frequentato, con una sola differenza : le veloci cabine del moderno impianto funiviario hanno preso il posto del lento ma pittoresco trenino a cremagliera (inaugurato il l luglio 1911 e definito allora « la più alta e ardita ferrovia di montagna italiana ») e messo in pensione nel giugno 1964.
Secondo fatto: è uscito in veste lussuosa, riccamente illustrato anche con rare fotografie di un'epoca ormai lontana, un libro « II Mottarone » (edito da « Lo Strona» - Valstrona) in cui l'alpinista scrittore Teresio Valsesia ha sintetizzato la storia del monte che per molti anni fu chiamato il « Righi italiano » per la vastità del panorama che si ammira dalla sua vetta (il Righi è una famosa montagna svizzera dalla cui cima si domina l'Oberland bernese).
Fu l'avvocato Grazio Spanna a promuovere la costruzione di un albergo sulla vetta del Mottarone. L'idea si concretizzò nel 1880 a Varallo Sesia quando lo Spanna ne parlò all'albergo Italia, condotto dalla famiglia Guglielmina, composta da otto fratelli, con ventiquattro figli. Iniziato il 28 giugno 1883, quello che divenne poi il famoso albergo Guglielmina, venne inaugurato il 15 giugno dell'anno successivo col concorso di 138 alpinisti. Vien da sorridere pensando che il CAI Verbano offrì ai Guglielmina la somma di lire 1.208 e 27 centesimi, frutto di un'apposita sottoscrizione.
Meno di tre mesi dopo l'avvocato Spanna scrisse una lettera alla Rivista Mensile dei GAI intitolata « La via carrozzabile al Mottarone » in cui descriveva il primo viaggio da Armeno fino all'albergo Guglielmina compiuto da un carro a due ruote trainato da due robusti buoi e con a bordo la famiglia dello' Spanna.
Grazio Spanna morì a Torino il 6 maggio 1892, poco tempo prima aveva scritto a Juppi Guglielmina, perorando la causa di un sentiero da Omegna al Mottarone : « Cosi avremo gli arrivi delle cavalcature da Omegna, gli arrivi in carrozza e in barroccio da Armeno, gli arrivi con la ferrata - funicolare dal lago Maggiore. Verrà un giorno in cui si avranno anche gli arrivi in pallone dal cielo ».
 
                                                                                                                                                       FulvioCampiotti

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Panorama tra i più celebrati delle Alpi, comprende lulla la cerchia alpina dalle Alpi Maritime, al Monviso, all'Ortles, all'Adamello, all'Appennino. Soprattutto splendida è la catena del Monte Rosa. Sono visibili i laghi d'Orta, Mergozzo, Maggiore, Biandronno, Varese, Monate, Comabbio. Si distinguono il Duomo di Milano, il S. Gaudenzio di Novara, Superga. Imponente il sorgere ed il calar del sole.

Indichiamo inoltre le interessanti passeggiate al Monte Sciare, al Piombino passando per il ponte delle 2 Riviere, la circonvallazione del Campo del Golf, a Nocco, a Levo, a Vezzo, alla Cascata della Fiumetta (ciclamini), il giro delle Malghe sulle pendici del Moltarone, a S. Salvatore (via Cincina), a Graglia (campanile romanico) a Sovazza, Armeno e Orta. Più lontano, oltre Stresa, Baveno, le Isole Borromee, Pallanza, e via via tutta la zona sempre bellissima del Lago Maggiore e delle vallate che vi confluiscono.

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Bufera di neve al Mottarone

 



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  IL MOTTARONE UN SECOLO FA

Un secolo fa il Mottarone si presentava con un aspetto ben diverso dall'attuale. Le attività che allora vi si esercitavano erano prettamente legate alla pastorizia ed all'alpeggio. Dagli scrittori del tempo si apprende infatti, che gli alpeggi erano un centinaio sparsi sul territorio del « Margozzolo o Mottarone », sul territorio dei comuni di Baveno, del Chignolo, di Gignese verso il Lago Maggiore e sul territorio di Sovazza, di Coiromonte e di Armeno verso il pendio del Cusio.
Il Boniforti nel suo volume: - II lago Maggiore e dintorni - pubblicato a Torino nel 1857, afferma che in ogni alpe potevano essere custoditi 40 capi di bovini con altrettanti di capre e di pecore.
Le mandrie di questo consistente patrimonio bovino, ovino, caprino potevano liberamente spaziare su oltre 2200 ettari di pascolo, procurando alle popolazioni dei diversi villaggi mottaroniani notevoli benefici.
Inoltre, viene fatto notare che fino al 1850, anno in cui il governo piemontese, per ovvie ragioni, preferì trasferire a Venaria Reale l'al­levamento dei cavalli in dotazione all'esercito, gli alpi Frinì, Cortaro, , Calandro furono sedi di capaci stalle allestite a tale scopo.
Mentre a quel tempo venivano apprezzate la bontà dei pascoli ed elogiata la capacità dei pastori che ammanivano burro e formaggi squisitissimi, faceva eco il desiderio che si mettessero a maggior pro­fitto le bellezze panoramiche e la salubrità del luogo con la costruzione di un albergo confortevole, che potesse ospitare il turista che s'av­venturava fino alla vetta per godere le bellezze offerte da un panorama incantevole ed incomparabile.
Non mancavano, sollecitati dalla stampa, richiami di confronto con località svizzere, che, sebbene sorgessero in luoghi meno suggestivi, già vantavano invidiabili attrezzature alberghiere.
La gita alle più alte vette del Monterone, questo era il toponimo usato per indicare il Mottarone, si poteva compiere da Stresa o da Baveno in circa quattro ore di cammino a piedi o su cavalcature, ed in pari tempo da Coiromonte o da Armeno.
A questo punto nasce spontaneo il desiderio di conoscere la vera etimologia del nome dato a questa montagna che, in alcune guide e in diverse carte geografiche edite nel secolo scorso, era chiamata « Monterone od anche Motterone ». Grazio Spanna di Vacciago nelle sue note: - II Margozzolo e il Mottarone - Torino 1885, preferì chiamarlo Mottarone, derivandone il nome da « MEUT ROND », ossia MOTTA ROTONDA.
Per meglio effettuare l'ascensione era vivacemente consigliata una guida che costava quattro franchi; inoltre veniva suggerito di premu­nirsi di viveri, perché il percorso non offriva possibilità di trovare un luogo di ristoro, a meno di rivolgersi agli alpigiani.
Unica costruzione eretta sulla cima del Mottarone era una capanna in tavolato di legno, usata per il telegrafo e come segnale per le operazioni trigonometriche. Di trattorie e di alberghi non v'era ombra.
L'invito sulla necessità di dotare il Mottarone di un buon albergo e di far conoscere la località a mezzo di schizzi e di disegni, venne ribadita dal Boniforti in numerose altre edizioni della sua Coreografìa e guida del Lago Maggiore. Il suo accorato appello non restò lettera morta, perché nel 1873 ad esso rispose il pittore E. F. Bozzoli, che disegnò un bel panorama del Mottarone per conto dell'editrice fratelli Tensi di Milano. Nel 1881 la sezione Alpina Verbanese, in onore dello statista e geologo Quintino Sella, fece sorgere, non lungi dalla vetta, un folto bosco di conifere in parte ancora esistente.



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IL GRANDE ALBERGO

II volto ed il destino del Mottarone subirono una prima radicale trasformazione con la costruzione di un grande albergo.
Allo Spanna va il merito d'aver reperito, dopo non lievi difficoltà, l'area adeguata sulla quale i signori Guglielmina di Varallo Sesia eressero l'albergo inaugurato, con un tono di solennità, il 15 giugno 1884.
La maestosità della costruzione, dotata a quel tempo dei più mo­derni, confortevoli servizi: sale di biliardo, di ritrovo, di musica, ecc. telefono in comunicazione con Baveno e Stresa e l'accurato servizio, richiamò, nel primo anno di esercizio, un concorso di turisti e di personalità senza confronti.
Su una lapide, posta nell'atrio di ingresso del grande albergo, andata distrutta con l'intero fabbricato a causa del violento incendio scoppiato nella notte del 17 gennaio 1943, si leggeva che nel 1884 erano stati colà ospitati i principi di casa Savoia, Emanuele Filiberto, duca delle Puglie; Vittorio Emanuele, conte di Torino; Luigi Amedeo, infante di Spagna; il duca di Genova Tommaso Alberto Vittorio con la moglie Isabella. Nell'anno 1885 erano stati ospiti dell'albergo: Margherita di Savoia, regina d'Italia, con il principe Vittorio Emanuele e Maria Elisabetta, duchessa di Genova e la principessa ereditaria di Germania. Fu un vero grande successo.
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SCRITTORI E STUDIOSI VALORIZZANO IL MOTTARONE

Verso la metà del secolo scorso il Mottarone ebbe a vantare i primi incontri con una letteratura che gli attribuì un caldo inno di ammirazione. Il Boniforti, già citato, ci ha lasciato una prima piacevole descrizione; lo scrittore e pittore svizzero Berlepch Giovanni Edoardo (San Gallo 1852 - Ranegg 1921) nei suoi scritti consigliava la passeg­giata al Mottarone... dont la vue se piace a cote de celle du Righi.

La descrizione del panorama mottaroniano apparve, da allora, in molte guide turistiche e, verso la fine del secolo, molti studiosi si occuparono del Mottarone, della sua struttura geofisica , della sua flora, della sua fauna, accrescendone la conoscenza ed il prestigio. Fra i molti si ricordano: Bartolomeo Castaidi (Torino 1818-1879), naturalista e fondatore con Quintino Sella del Club Alpino Italiano, direttore del museo geologico della sua città natale, al quale si deve la pubblicazione della carta geologica del Piemonte continuata dal Baretti; il Gerlach, professore all'università di Basilea; Vincenzo Parete, membro nel 1848 del primo ministero costituzionale piemontese, pubblicò opere scientifiche e si occupò della geologia delle Alpi e del Mottarone. Il novarese Costantinò Perazzi, che fu ministro del tesoro nel 1888 e senatore dal 1884; Carlo Parona, geologo e paleontologo, presidente dell'Accademia delle Scienze di Torino, autore di un trattato di geologia dal titolo : - Valsesia e il lago d'Orta - . Giovanni Struver, mineralogo tedesco (Brunswick 1842 - Bonia 1914) chiamato nel 1864 da Quintino Sella alla scuola degli ingegneri di Torino, più tardi fu professore di mineralogia nell'università di Roma. Carlo Federico Martins, botanico e geografo, Federico Sacco, geologo, Martino Baretti pure geologo e professore a Torino, autore di numerose opere scientifiche sulle Alpi, Antonio Stoppani e lo storico rosminiano Vincenzo De Vit.

Da vari studi e dalle opere lasciateci dai suddetti autori e da altri meno conosciuti, sappiamo che nella quarta era geologica, detta appunto cenozoica, epoca in cui si determinò il corrugamento alpino con la formazione delle Alpi, gli sterminati ghiacciai del Toce sfiorarono anche i pendii del Mottarone abbandonando, in seguito, detriti e massi erratici. Inoltre nelle opere di eminenti studiosi e dalle ricerche compiute da questi, abbiamo notizie delle differenti composizioni del sottosuolo del Mottarone attraverso interessantissimi argomenti di osservazione.

Anche lo studio della flora del Mottarone è stato affrontato dal prof. G. De Notaris e dall'avv. A. Franzoni in un elenco sulle piante del Mergozzolo e vi designarono oltre 700 specie e varietà, come annota il Bonforti nella decima edizione (1873) della sua guida.Altri geologi ed altri amatori della mineralogia e della botanica, si occuparono del Mottarone : Giuseppe Gautieri ne « I cenni geologici », I. G. Ebel nel « Manuel du Voyager en Suisse », Vincenzo Barelli nel suo volume « Cenni di statistica mineralogica degli stati di S. M. il re di Sardegna », ed ancora nel volume dell'Amoretti « Viaggio da Milano ai tre laghi » e nelle « Osservazioni mineralogiche e geologiche » di Angelo Sismonda, si parla del Mottarone con cognizioni precise.
Ma il vero grande apostolo del Mottarone fu l'avv. Grazio Spanna di Vacciago sepolto nel cimitero di A/meno. Grazio Spanna scoperse il Mottarone e lo fece conoscere attraverso i suoi scritti e la sua parola fu profondamente persuasiva. Per suo desiderio 138 alpinisti presero parte nel giugno 1884 all'inaugurazione del grande albergo e nell'estate del 1891 si concludeva al Mottarone, sempre per merito dello Spanna, il 23° congresso Nazionale del C.A.I. Egli definì inoltre la vera altezza di questo monte e stabilì l'etimo del nome dato alla vetta principale del Mergozzolo che comprende anche i monti Marazzarone, Zughero, Sciarré, Falò, ecc.
Lo Spanna, che nel 1874 divenne presidente della sezione C.A.I. Monterosa, si occupò pure dell'aspetto economico del Mergozzolo, ponendo in evidenza le varie attività artigianali esercitate dagli abitanti dei paesi che sorgono lungo i suoi pendii e che, in base al censimento del 1884, vantavano una popolazione così suddivisa: Baveno 2274 abitanti, Chignolo Verbano 1189, Vezzo 244, Gignese 386, Coiromonte 395, Armeno 1818, Agrano 569, Omegna 2011.
Fu lo Spanna, come già si è accennato, che nel settembre del 1880 propose ai fratelli Guglielmina la costruzione dell'albergo, il quale per molti anni fu un valido richiamo per turisti, escursionisti e sciatori, fu sede di convegni e soggiorno estivo tranquillo ed elegante.
Nel 1885, nella parte più elevata dell'albergo, venne inaugurata una specola fornita dei più moderni strumenti allora conosciuti a cura del prof. Emanuele Denza, barnabita che fu, più tardi, direttore della specola vaticana.
Così allo scadere del secolo XIX", il Mottarone, per merito dell'eleganza e della funzionalità dell'albergo Guglielmina, venne elencato nelle guide turistiche e consigliato da queste e dalle agenzie internazionali  tra le migliori località di soggiorno per l'immensità e la grandiosità del suo panorama. Inoltre, per merito della sezione C.A.I. Verbanese, vennero gettate le premesse per la valorizzazione turistica e sportiva di questa vetta, fasciata in estate : da rododendri, da genziane e da anemoni multicolori, coperta in inverno, dal soffice manto nevoso che ha richiamato e richiama sulle sue piste sciatori ed amici degli sports invernali.
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IL MOTTARONE E LA SUA CROCE

Le vie d'accesso alla vetta del Mottarone ancora ai primi del 1900 erano esclusivamente delineate sui due versanti (Verbano e Cusio) da sentieri.

Un'unica strada, che poteva essere percorsa da carri, partiva da Armeno e raggiungeva la vetta del Mottarone passando per Cheggino, Luciago e Cortano; da Armeno all'albergo Guglielmina con barroccio a due buoi il prezzo era stato stabilito in lire dieci dalla sezione C.A.I. Verbano. Le tariffe per guide e trasporti da Baveno, da Stresa, da Miasino e da Armeno per ogni cavalcatura col conducente e senza carico era stato fissato in lire cinque; col conducente e con carico fino a chilogrammi 15 in lire sette; per portatore solo e carico fino a chili 25 in lire quattro; per portatrice sola con
carico fino a chili 15 in lire 2,50.
Verso la fine del secolo venne affrontato, per la prima volta, il problema di raggiungere la vetta con mezzi di trasporto più celeri. Le discussioni in tal senso cominciarono ad interessare l'opinione pubblica e la stampa, attraverso commenti ed articoli, ne illustrava le varie soluzioni.

Subito dopo l'inaugurazione del grande albergo Mottarone, si manifestarono il desiderio e la necessità di collegare il Mottarone con Stresa mediante la costruzione di una funicolare.

Sul giornale di Varallo, del settembre del 1885, si legge: «... giacché siamo in sul parlare del Mottarone, la cui fama di bellissima montagna va ogni giorno crescendo, e al quale sogliono già fin d'ora recarsi personaggi d'ogni classe, anche di quelle più elevate e principesche, non ci pare cosa poi tanto fuori di proposito l'esprimere un desiderio, cioè che si volesse cercar modo di rendere la salita più comoda e più presta costruendovi una ferrovia funicolare ...»

Due anni dopo, nell'ottobre 1887 il «Prealpino» di Arona annuncia: — Sono stati sottoscritti i capitali necessari per la costruzione della ferrovia del Mottarone la quale dovrebbe passare per diversi luoghi frequentati da forestieri —.

Nell'aprile del 1889 la società di Navigazione del Lago Maggiore stabilì di assumersi la costruzione di una ferrovia ad ingranaggio da Stresa al Mottarone.

Il progetto lungamente propugnato e studiato dallo Stresiano geom. Cav. Tommaso Tadini verrà attuato alcuni anni più tardi e per il Mottarone segnerà l'inizio di un periodo di progresso e di miglioramento economico.

Intanto al Mottarone venne edificata la prima croce « dalla pietà cristiana in adorazione di Cristo Redentore ».
 



 


 

Croce della vetta del Mottarone


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Venne edificata nel 1902 ed inaugurata il 2 settembre di quell'anno.

Era alta 15 metri come l'attuale ed orientata a levante. Una leggenda vuole che già prima d'allora esistesse sulla vetta del Mottarone una croce lignea che si vuole fosse stata distrutta da un fulmine durante l'imperversare di un furioso temporale. La croce elevata nel 1902 sorse sotto il patrocinio del principe Gilberto Borromeo e venne benedetta da monsignor Edoardo Pulciano già vescovo di Novara e da poco nominato arcivescovo di Genova. Il presule raggiunse la vetta col cavallo di San Francesco accolto da una folla imponente ed entusiasta accorsa per l'occasione da tutti i centri vicini e lontani del Verbano e del Cusio.

Il disegno che fu opera del'ing. Gaetano Villa della casa Borromeo comprendeva la base ed una colonna in granito e la croce alta 4 metri in marmo di Carrara. Sul piedestallo, verso levante, era stata messa una lapide con la seguente epigrafe dettata da papa Leone XIII0:

                                          IESU CHRISTO DEO — VICESIMI HUIUS INEUNTIS SAECULI

                                                   RESTITUTAE — PER IPSUM SALUTIS UTRIUSQUE VERGANTIS INCOLAE — AD

                                                              VERBANUM LACUM ANNO PRIMO FECERUNT — SECUNDO DICARUNT —

                                                                   Della suddetta epigrafe il prof. M. Bonfantini ci offre la presente traduzione :

                                          A GESÙ' CRISTO DIO — DI QUESTO ALBEGGIANTE SECOLO

                                                    VENTESIMO PER LA RIDONATA — DA LUI SALUTE DELL'UNO E DELL'ALTRO

                                                               VERGANTE LE GENTI PRESSO IL VERBANO — NELL'ANNO PRIMO FECERO NEL SECONDO SACRARONO

La croce era riparata da un parafulmine che funzionò regolarmente per mezzo secolo ed impedì l'abbattersi di folgori su di essa. Ma il 2 maggio 1951 per un guasto o, per altre cause, il parafulmine non funzionò e la croce venne frantumata da un terribile schianto durante l'infuriare di un violento temporale.

Venne risparmiato solo il basamento ad indicare che là, doveva risorgere la croce del Mottarone e là, doveva svettare, come per il passato, quale richiamo turistico, il simbolo della cristianità e della fratellanza.

Il principe Vitaliano Borromeo, sollecitato dal sindaco di Stresa, avv. Sante Scolari, accettò la nomina di presidente di una commissione esecutiva ; vice-presidente venne nominato il dott. Igino Ambrosini benemerito ideatore del giardino « Alpinia », membri della commissione vennero eletti don Giovanni Gavigioli, allora arciprete di Stresa, il dott. Vallenzasca, amministratore della casa Borromeo, Armando Pastore da Magognino, vicesindaco di Stresa, don Luigi Dellarossa, parroco di Levo, la cui parrocchia si stende fino alla vetta del Mottarone, Pietro Lometti, albergatore ed in qualità di segretario il rag. Pietro Valditara, allora segretario del comune di Stresa.

Una circolare diramata dal suddetto comitato, intesa a sensibilizzare l'opinione pubblica per sollecitare l'offerta di materiale e di danaro, venne accolta molto benevolmente e le adesioni furono tali da permettere l'immediato inizio dei lavori.

S. E. Mons. Vincenzo Gilla Gremigni, eletto vescovo di Novara in quell'anno (1951), espresse il suo più vivo interessamento per la ricostruzione della croce del Mottarone e, poiché particolari ricordi dell'infanzia lo legavano alla località, ottenne che il Sommo Pontefice Pio XII0 rendesse più solenne con un suo radio messaggio e con l'accensione, per via aerea della lampada, la benedizione della nuova croce la sera del 2 giugno 1952.

Anche noi quella memorabile sera, assistemmo all'inconsueto evento dal lungolago di Stresa, dove, per l'occasione, un'enorme folla di Stresiani, di turisti e di curiosi si era riversata per festeggiare, applaudire e manifestare ciascuno in maniera diversa il proprio assenso. Così il 2 giugno 1952, la nuova croce ritornava a dominare sulla vetta del Mottarone per volere degli uomini che in essa pongono la certezza di una vita immortale. Mons. Gremigni, che aveva auspicato il ritorno della croce sulla vetta del monte da cui si dominano il Verbano, il Cusio, la chiostra alpina dal Monviso all'Adamello, la pianura lombarda e novarese, per l'occasione scrisse: «E' un atto di fede nella misericordia di Dio, è un atto di spe-ranza nel perdono di Dio, è un atto di amore verso l'amore di Dio... ».
In quella giornata memorabile per le genti del Verbano Sua Santità Pio XII0 si degnava di trasmettere alla diocesi novarese un radio mes­saggio ed alla sera si compiaceva di accendere per via radio la lampada votiva. Per la nuova croce veniva dettata da mons. Gremigni la seguen­te epigrafe:
CRUX FULMINE AFFLICTA AD OECUMENICAE CHALCEDONEN-SIS SYNODI XV SAECULAREM CONSECRANDAM MEMORIAM PUBLICA CORROGATA STIPE CURA ET STUDIO GILLAE TU GREMIGNI NOVARIENSIS EPISCOPI NORILIOR REFECTA ^ IV NON. IUN. A. MCMLII A PIO XII PONT. MAX. LAMPADE VIRRAN-TE LUCEM RADIOELECTRICE INCENSA UT CHRISTI LUMINIS AUSPICARETUR TRIUNPHOS DEDICATA.
Ed ecco la traduzione:
La croce - percossa dal fulmine - a ricordo del XV° centenario del Concilio di Calcedonia - con le offerte di enti e di popolo - per vivo interessamento di S. E. Mons. Gilla Vincenzo Gremigni - Vescovo di Novara più nobilmente riedificata - Pio XII0, Pontefice Massimo - inaugurava il 2 giugno 1952 - accendendone la lampada votiva - auspicio dei trionfi della luce di Cristo.
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