Nel
1942 fu realizzato il film "La maestrina" per la regia di Giorgio
Bianchi, interpretato
dalla "diva" Maria Denis,
tratto
dall'omonima opera piece di
Dario Nicodemi. Il film (che tra
l'altro vede
l'esordio dell' attrice Giovanna
Ralli nel ruolo di una scolaretta), come ricorda il critico Paolo
Mereghetti è "uno spaccato di provincia" e fu girato nel Cusio.
Alle riprese parteciparono La locandina del film
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diverse
comparse locali e vi fu anche il coinvolgimento del gruppo
folkloristico di Sovazza di Armeno, nato pochi anni prima. Una
delle scene del film più caratteristiche fu quella del "matrimonio
dei pastori" girata sul sagrato della chiesa del Sacro Monte di
Orta, scena che ebbe al centro dell'azione il gruppo di figuranti
sovazzese. L'associazione folclorica nasce nel 1936 per iniziativa
dell'avvocato Prospero Fiorito, originario di Sovazza ed oggi è a
lui intitolata. Il nome completo
dell'associazione è, infatti, Gruppo
Folkloristico Mottarone "Avvocato
Fiorito" con sede ad Armeno nella frazione di Sovazza. Nel corso
degli anni il gruppo, che vanta numerose esibizioni in Italia e
all'estero oltre che la presenza in trasmissioni televisive
nazionali, ha sempre più
approfondito il recupero degli
antichi canti della zona e nelle sue
esibizioni
pubbliche racconta attraverso balli e scenette
in costume "le tradizioni di un tempo, legate alla vita in
montagna". Il gruppo utilizza costumi e attrezzi originali. A
differenza di molti altri gruppi folkloristici di recente
costituzione, il gruppo di Sovazza ha la fortuna di essere nato in
un periodo dove erano ancora fortemente presenti sia nella
memoria, sia tangibilmente in tutte le famiglie, i costumi tipici
veri, usati dalla gente comune nel
secolo precedente ma in alcuni
casi abbandonati da poco o ancora usati. Oggi gli abiti
sono una parte importante di ogni esibizione del gruppo
folkloristico "Mottarone". Particolarmente belli e suggestivi sono
quelli femminili. Le donne vestono abiti con gonne multicolori a
pieghe, corpetto guarnito di pizzi, grembiule finemente ricamato,
fazzoletti e scialli di lana variopinti; la sottogonna di tela
bianca nasconde mutandoni, entrambi sono guarniti con bordi di
pizzo; calze bianche e scarpe ornate da palline di lana in tinta
con l'abito. L'acconciatura di
spilloni
d'argento completa l'abbigliamento
insieme a gioielli antichi. A tal proposito un discorso a parte
merita la pettinatura delle donne. Numerosi spilloni d'argento
sono ordinati in un'elaborata acconciatura che raccoglie e
intreccia i lunghi capelli. Nel passato tale pettinatura, fatta
per giorni di festa, veniva mantenuta a lungo, dato il
procedimento complesso e i tempi per la realizzazione. Questo
particolare modo di raccogliere i capelli, unico nella zona, è
oggi tramandato alle generazioni future, mantenendo viva una
caratteristica così importante del costume sovazzese. Per quanto
riguarda le rappresentazioni del gruppo nelle uscite le donne
portano cesti d'erica e fiori di montagna "rocch" e fusi di lana e
di canapa, ricami, aghi per sferruzzare, calze e "scalfit" ed
altri attrezzi tipici delle occupazioni femminili di un tempo.

Da sempre una donna del gruppo porta sulle spalle un gerlo, cui è
legata con nastri la "cuna"; questa è preparata alla maniera
tipica alpigiana, col bambino legato dalla "strierà", riparato dal
"cierc" col velo bianco e coperto dalla "dubbieta". Il materasso
gonfio di foglie è il
"bisachin". Alla
culla, intagliata in legno, è
legata una delle scene più tipiche del Gruppo: attorniata da tutta
la famiglia, una donna che rappresenta la mamma sì siede accanto
alla culla,
dondolandola
canta la ninna nanna al suo
bambino raccontandogli "del lavoro nei campi, del papa alpino,
della vita dell'Alpe, degli uccellini
che cantando allegramente
risvegliano a mattino" facendolo così addormentare "dolcemente".
Gli uomini invece indossano calzoni e gilet in fustagno marrone e
una camicia bianca con al collo un piccolo foulard rosso, così
come rossa è la fascia che viene avvolta sui fianchi. In testa
portano un cappello a larghe falde in feltro verde scuro. Durante
le esibizioni gli uomini portano i tipici arnesi utilizzati per la
mungitura e la burrificazione del latte o quelli per il lavoro di
agricoltore nei pascoli di alta montagna: zangole, "coppi", "culovar",
con la "braga" per colare il latte, sgabelli per la mungitura, "scagn".
La "spega" per battere le castagne, il correggiato fatto di "brunz",
"ciocc e ciucugn" e le lanterne di solito portate dai "piccoli
uomini" del gruppo. Bambini e ragazzi sono, infatti, parte attiva
delle esibizioni. I canti sono montanari alcuni autentici in
dialetto sovazzese, altri fanno parte del patrimonio popolare più
conosciuto. Le danze, ricostruite quali interpretazioni dei
momenti di festa e di lavoro, sono coreograficamente arricchite
dall'utilizzo degli strumenti e degli accessori tipici quali la
"roca", "l'umbrela", "al sciai", "al vai" e la "spega". Il suono
della fisarmonica accompagna ogni momento dell'esibizione. Il
Gruppo esegue, al suono della fisarmonica e di altri strumenti
tipici, autentici canti montanari e balli fedelmente ricostruiti e
ripropone, in sfilata o da fermo, un programma che riporta
indietro nel tempo. A Sovazza è stato allestito anche un piccolo
museo con attrezzi, mobili, oggetti e costumi.
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