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veduta di Gignese

 

Gignese

Chiese

simbolo dei Gignesini

antico casale chiamato Cree

veduta portico chiesa di San Maurizio

 

Cappellette

 

Miniera

 

Alpini

 

museo dell'ombrello

 

Mottarone

 

Meteo svizzero

 

I Gignesini sono
 soprannominati

" ULUCH"
( allocco)

A
    Sopra: un casale chiamato il " CREE "


  

Chiesa patronale S. Maurizio

Foto gallery

 

Link

 

Pro loco

Poesie dialetto

Zona alpino

     
 

copertina libro di Gignese



 

 

 

 


ALCUNE FOTO VECCHIE
 

 

                                                
                                               Il clima

Gignese gode la prerogativa di una estate fresca che si può sintetizzare in una cifra: sei gradi meno di Milano. L'inverno, il freddo è raramente più intenso di quello di Milano, ma è decisamente più asciutto.
Le nebbie sono rare e fugaci e, ciò che può sembrare singolare, si verificano in qualche giorno di maggio. Le piogge sono molto variabili di anno in anno e si concentrano di solito in maggio ed in settembre: due mesi che sono dolcissimi quando il tempo è bello ma che diventano uggiosi quando piove per vari giorni di seguito. Le giornate dopo le piogge settembrine sono quanto di più piacevole si può sperare.
La neve, che da molti anni non cade più in misura imponente come nei primi anni del secolo, varia molto di anno in anno sì che gli sports invernali possono trovare buona sede solo nella zona vicino alla vetta del Mottarone. Il vento forte si verifica di rado.
E' stato osservato che le giornate con qualche precipitazione, anche minima, sono circa novanta all'anno; praticamente le giornate veramente piovose o nevose sono la metà.

                                               Panorami
Gignese offre moltissimi quadri panoramici che potremmo raggruppare in « panorami a larghissimo raggio » ed in altri « più ristretti » che si oserebbe dire più intimi.
Il godimento dei maggiori panorami, se si toglie quello del piazzale della Chiesa parrocchiale, si può avere solo da punti di vista fuori dal paese che trovasi in una amenissima conca: bisogna andare sul monte Sciare (a 15 minuti di strada) altezza 800 m., e all'Alpino, piazzale dell'Albergo o poco sotto alla Villa Gilardini (a 10 minuti) altezza m. 700 o sul piazzale dell'Albergo Panorama Golf, altezza 670 m. o — meglio di tutto — in località ALPINIA, Comune di Stresa, ma adiacente al confine di Gignese, m. 800 sul mare. Questo è il posto da cui si gode, per riconoscimento generale, una delle più belle visioni del mondo, in un quadro fiorito di incomparabile bellezza. E poi la vetta del Mottarone, 1491 m.
La vista da queste posizioni spazia a giro completo di orizzonte o su ampi settori che passano in rassegna le maggiori vette delle Alpi, dal Monviso al Rosa, alle Alpi Bernesi, al Bernina, all'Appennino, con sottostanti infiniti punti di ammirazione e monti e colline e sette laghi e la pianura del Varesotto e dell'Alta Lombardia, con sfondi incomparabili di sorgere e tramontare del sole, e luminosità prorompenti e notti stellari profonde che nessun pittore, tra i tanti grandi che sono venuti quassù, mai è riuscito a ritrarre.
Ma non meno suggestivi sono i panorami più ristretti. I quadri dei laghi Maggiore e di Varese ed altri minori, i boschi e boschetti, le distese di pascoli punteggiati di malghe, i prati fioriti di vegetazioni alpine, i torrenti, gli orridi, le cascate e cascatelle, i gruppi di paeselli e di case, le Chiese ed i loro campanili, i suggestivi Camposanti, le fontane, i giochi di ombre e di luci... ai quali dedicarono la loro passione artistica pittori come Gignous, Mosè Bianchi, Bazzaro, Dell'Orto, Sala, Boggiani, Pariani, e molti altri, interessano la sensibilità di viandanti d'ogni categoria culturale e mentale. E il richiamo può essere particolarmente sentito da gusti particolari.

                                          Le acque potabili
Le ACQUE POTABILI, segnatamente quelle che provengono da strati profondi sono freschissime e leggere; sono di provenienza glaciale che, dopo aver attraversato strati imponenti di rocce granitiche e scistose, quindi prive di calcare, affiorano con un grado minimo di durezza (da 8 a 10) con punte eccezionali di purezza sino a 2,6 centigrammi di residuo secco per litro (Acqua di ALPINIA) quindi più « oligominerali » delle più reputate acque terapeutiche nazionali da usarsi come solventi di calcoli epatici e renali.

                                                 La flora
Ogni mese ha le sue fioriture tra cui principali le anemoni, i crochi, le genzianelle, i narcisi, le orchidee di monte, i mughetti, le arniche, i rododendri, le achillee, le genziane, le carline, le campanule, l'erica. Ed i suoi frutti, limitandosi a quelli non ortivi e coltivati, ciliegi di monte, mirtilli, more e lamponi e funghi, funghi...

                                                 La fauna
Dalla maggiore, di particolare attrattiva per i cacciatori, come volpi, qualche tasso e rare faine, agli uccelli, dalla torva pojana ai mille garruli cantatori, ai tordi, ai merli, alle cesene, alle ricercate beccacce; agli innocui rettili (presente la vipera) tra cui bellissimo il ramarro; ai pesci e particolarmente alla trota di torrente che, se meno combattuta, potrebbe avere larga riproduzione.
La lepre riprende a moltiplicarsi insieme a pernici e starne e galli di montagna ora che la sorveglianza, a cura dell'Associazione Cacciatori e provvidenze di legge, si sono in questi ultimi tempi intensificati.

                                                 Alpinia
Come abbiamo già accennato ALPINIA è un punto di vista incantevole a 800 m. sul mare e a 600 m. su Stresa da cui dista circa 10 km. mentre dista solo 3 km. dal capoluogo di Gignese e solo qualche centinaio di metri dalla stazione della funivia Stresa - Mottarone.
Il punto panoramico è circondato da un incomparabile giardino di piante alpine, oltre 2500 specie, ambiente d'alta e serena poesia oltre che istruttivo. E' caratteristica la mentalità che da impronta al luogo: ingresso gratuito, pubblicità vietata, cambio e dono con istituti congeneri e privati che ne abbiano interesse. La visita all'Alpinia, a cui convengono oltre 20.000 visitatori all'anno, di cui molti stranieri, non può essere tralasciata da chiunque giunga a Stresa. « Non lo dimenticherete più ».

                                              La geologia
La GEOLOGIA locale offre materia di ammirazione e di studio. La magnifica Pietra Papale d'un tempo, era un monumento di bellezza geologica per la sua dimensione e la qualità purissima del granito, tipo roseo di Baveno. I massi erratici, di cui negli anni scorsi si fece troppo grande uso per trasformarli in case e ville sono pressoché scomparsi.
La Miniera del Piombino, oggi non sfruttata, offre sempre al diligente ricercatore saggi di galena e di blenda e così esiste qualche affioramento di pirite arsenicale.

                                               Mottarone
Panorama tra i più celebrati delle Alpi, comprende lulla la cerchia alpina dalle Alpi Maritime, al Monviso, all'Ortles, all'Adamello, all'Appennino. Soprattutto splendida è la catena del Monte Rosa. Sono visibili i laghi d'Orta, Mergozzo, Maggiore, Biandronno, Varese, Monate, Comabbio. Si distinguono il Duomo di Milano, il S. Gaudenzio di Novara, Superga. Imponente il sorgere ed il calar del sole.

Indichiamo inoltre le interessanti passeggiate al Monte Sciare, al Piombino passando per il ponte delle 2 Riviere, la circonvallazione del Campo del Golf, a Nocco, a Levo, a Vezzo, alla Cascata della Fiumetta (ciclamini), il giro delle Malghe sulle pendici del Moltarone, a S. Salvatore (via Cincina), a Graglia (campanile romanico) a Sovazza, Armeno e Orta. Più lontano, oltre Stresa, Baveno, le Isole Borromee, Pallanza, e via via tutta la zona sempre bellissima del Lago Maggiore e delle vallate che vi confluiscono.

 

                                       Gignese a Canale 5
                                           
"Genesium anno 1988"

Gignese diventa sempre di più importante come centro turistico; ha richiamato l'attenzione addirittura di una televisione privata, «canale 5», per la trasmissione di Tele-mike. Preparativi a non finire, sembrava che dovesse arrivare il personaggio numero uno dell'anno; e la novità naturalmente ha attirato molti curiosi i quali, per nulla impensieriti del freddo pungente, hanno trascorso ore e ore attorno alle grandi scene improvvisate per la circostanza.
Tema principale non poteva essere che la caratteristica di Gignese, l'ombrello con il suo museo. Peccato che quella sera il cielo era nitido, ricco di una stellata favolosa; e allora, per facilitare la sfilata degli ombrelli, si è dovuto ricorrere alla pioggia artificiale. E tutto filò via liscio, con le sparute immagini trasmesse il giovedì sera nella sopracitata trasmissione.
Due insignificanti intoppi, se così si possono dire: forse si è scambiato un normale parapioggia con un tipico parasole, che faceva parte del costume nei tempi passati, e si è soffermato l'occhio della telecamera sul tetto del museo, considerato per la sua forma una grande attrattiva di architettura locale. Per fortuna Gignese ha ben altre risorse di vera arte con i portali di alcune case, i balconi, la stessa viuzza denominata «la ruga di agnei» e, se proprio ci si vuoi fermare davanti al cemento armato, il ponte verso Sovazza, vera tecnica degli anni trenta.
Quella sera delle riprese luminose ha avuto la sua fetta di gloria anche la Filodrammatica, inquadrata nel suo supèrbo saloncino, con un palcoscenico allestito per l'occasione della commedia «L'avvocato difensore» dall'amico Antonio Lovati con gusto e maestria.
Ben venga la simpatica scena dei due «innamorati», un po' infreddoliti e con qualche spruzzo di pioggia artificiale di troppo. Chissà se la stessa scena fosse stata girata sotto il portichetto della casa Crée, magari lo sfondo sarebbe stato più ricco di locale folklore. Ma accontentiamoci di quello che è stato offerto al nostro simpatico paesino.

                                                                                 «TI HO VISTO IN TV»

Credo siano ben pochi i gignesini che, lavorando fuori paese, non si siano sentiti dire di recente: Giovedì 14 gennaio ho visto Gignese alla televisione! Che poi l'immagine offerta dal programma, nella sua brevità, sia stata di una banalità sconcertante, sembra interessare molto meno. L'incredibile potere di suggestione e di condizionamento del mezzo televisivo s'è rivelato nella sua capacità di coinvolgere in uno spettacolo di marionette un paese così individualista e refrattario ad ogni iniziativa come il nostro.
Chi ha studiato la poesia barocca del Seicento ricorderà il poeta che celebrava lo stupore e la meraviglia come fine ultimo dell'arte, e della vita. Sono versi ritornati oggi d'attualità, in quest'epoca che giustamente alcuni  studiosi hanno battezzato «neobarocca». Il culto dell'immagine e della messinscena appare oggi predominante. Mostrarsi equivale a esistere, poiché solo l'immagine ci sottrae all'emarginazione dell'anonimato, e il culto del corpo e della moda è la religione vincente. Coloro che non riescono a trattenersi dall'agitare le manine allorché vengono inquadrati dalle televisioni manifestano, concretamente questo bisogno di «esserci».
Ho provato, per esperienza personale, un certo malessere allorché colleghi e conoscenti mi ripetevano, dopo un'involontaria apparizione televisiva: - Ti ho visto, ti ho visto!- Sono persone che mi vedono tutti i giorni, ma sembrava che solo quella sera m'avessero visto per la prima volta e che fosse quella sul video l'immagine più vera, indipendentemente da ciò che si dice o si fa.
Così noi viviamo - non come qualcuno vuol farci credere, la libertà del telecomando - ma una videodipendenza che si traduce nella dilagante convinzione che solo ciò che appare sullo schermo sia vero e reale. In tal modo l'esperienza personale e la tradizione, se non sono funzionale allo «spettacolo» vengono irrìse o ignorate. Diventa allora sempre più difficile leggere il mondo con i nostri occhi, vedere il nostro paese, non con i dati della statistica - sempre più spopolato e più ricco-, ma con quelli della memoria e del cuore.
                                                                                                                                                         V. G.
 

 

Carnevale 1979

Il Comitato organizzatore era, quest'anno, formato da Lorenzo Viotto, Bruno Schinella, Armando Molinari, Settimo Tabarini e dal maestro Tommaso Bossone.
(Se l'edizione '79 passerà alla storia come la più riuscita degli ultimi anni, i complimenti vanno, in primo luogo, ad Attilio Cerutti, custode dell'ex fattoria Pedroni che, sull'esempio della nativa Oggebbio, si è dato molto da fare per allestire ben quattro carri, cui non eravamo più avvezzi. La Banda Musicale del Mottarone, risorta dalla fusione di vecchi e giovani amici di Gignese e di Armeno, ha portato la sua nota di festa ormai insostituibile. Dopo la sfilata delle maschere ci siamo tutti ritrovati sul piazzale delle scuole per la premiazione e la distribuzione di polenta e salamini con abbondanti libagioni.
Hanno impersonificato il re e la regina l'intramontabile Settimo Tabarini e Lorenza Preti, figlia del taxista Titta. Domenica e martedì, venticinque e ventisette febbraio, 'Lem, Furia, Pinocchio e l'ultimo hippj, che parte per la guerra, partecipavano ai carnevali di Nebbiuno e di Armeno, clas-sificandosi, in quest'ultima esibizione, rispettivamente al terzo, al quinto e all'ottavo posto su dodici concorrenti.
A GIGNESE
Sabato 24 febbraio si è svolto il tradizionale « Carnevale gignesino ». E' stata una manifestazione degna di entrare negli annali dei più rinomati carnevali della zona. Infatti, sotto gli auspici di un sode splendido, alle ore 15 precise, ha avuto inizio la sfidata per le vie del paese : in prima fila il Corpo Musicale del Mottarone, seguito dalle colorate mascherine e dai carri allegorici (Pinocchio, Furia Picnic sulla luna e Ritorno della minigonna, quest'ultimo di Armeno).
Al termine tutti i carri partecipanti sono stati premiati come pure le mascherine, alle quali è andato un premio singolo consistente in un sacchetto pieno di gustose caramelle, cioccolatini e brioss.
Verso le ore 16, poi, tutti i partecipanti alla manifestazione hanno avuto modo di gustare l'ottima polenta e i salamini con la saporita « pucia », il tutto annaffiato da un Barbera di alcuni anni fa.
Più che riuscita, quindi, la manifestazione e bravi gli organizzatori, ai quali vanno i nostri più fervidi e sinceri auguri di ben continuare.

 


 

I 50 anni del Ricreatorio
( 1980 )

 

In risposta al questionario per la visita pastorale, il parroco don Picena scriveva nel 1920: « Vero oratorio femminile e maschile non esiste: però le ragazze nelle ore dopo il Vespro festivo si raccolgono di consueto nell'asilo con la signora Maestra; i ragazzi, buona parte, si raccolgono dal parroco che di regola li conduce a spasso.
A lo scopo fundando oratorio  con i teatri si è raccolta la somma di L. 15 mila, posta su libretto postale a fruttare per epoca migliore a far qualche cosa per questo oratorio ».
Don Picena morì però senza veder realizzato questo suo desiderio. Il suo successore don Prandi, trovò un ambiente più favorevole e altri fondi. Nel diario parrocchiale poteva così scrivere:
— Ricreatorio Don Bosco. In agosto (1929), e cioè nell'ultima domenica di detto mese alla presenza delle autorità, dei villeggianti e dell'intera popolazione si pose la prima pietra del salone ricreatorio di D. Bosco, con discorsi del parroco e del Podestà Cav. Rossi.
Il disegno è del geometra Rinaldi e il lavoro fu aggiudicato al capomastro Desiderio Ranisi di Gignese, che ne incominciò i lavori coi primi di marzo dell'anno 1930.
In agosto, in occasione delle feste per il 25° del trasporto dell'urna di S. Desiderio per le vie del paese, il vescovo Castelli viene a Gignese: — Benedizione del grandioso salone del ricreatorio fatta dal Vescovo in detto salone, ancora greggio fu allestito un grandioso banco di beneficenza... Nello stesso anno 1930, in novembre, il salone del Ricreatorio era ultimato in ogni sua parte, e fu solennemente inaugurato con discorsi del parroco e del Podestà e con distribuzione di biscottini di Novara a tutta la gente che gremiva il salone. Si crearono due compagnie di filodrammatici che diretti dal parroco debuttarono molto bene sul palcoscenico quasi ad ogni mese, e coi giovani si fecero avanti anche le ragazze dirette dalle R.R. Suore dello asilo. Per interessamento del parroco che si portò personalmente a Firenze, ottenne dal comm. Alfredo Zanone una macchina cinematografica nuova di marca americana, e con la quale si ebbe a Gignese anche il cinema.
Dopo la morte di d. Prandi, l'avvento della televisione spegne gli entusiasmi; don Jelmoli annotava brevemente: « Esiste l'Oratorio Maschile e quello Femminile: il primo assistito dal parroco, il secondo dalla Sig.na Insegnante dello Asilo e funzionano bene e promettono di funzionare ancora meglio ».
Nei primi anni di reggenza" di don Benvenuto ci fu un rifiorire di attività: la nuova Banda Musicale la Schola Cantorum, la Filodrammatica, il Cinema. I loro indimenticabili artefici ci han già lasciato: il Natale, il Pasquale, il Cardani, il Viotto..
Cambiano i tempi: i giovani cercano altre distrazioni, rese possibili da un maggior benessere dalla diffusa motorizzazione. Sul campo, che ha conosciuto inesauste partite di pallone, l'erba cresce alta; gli scenari del palco caduti a brandelli: ristagna un'aria di chiuso; il ricreatorio mostra impietosamente l'abbandono e i suoi anni:
« Le cose tutte quante hanno lor morte... ».