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Le origini della devozione.
La valle dell'Erno è come un'aperta ferita tra le morene scistose del
Vergante. Incassata tra cupe pareti rocciose o tra più dolci declivi di
boschi, è un luogo di profonde suggestioni, anche se gli arditi ponti
che l'attraversano hanno messo nel di-menticatoio le vecchie mulattiere
e i guadi malsicuri.
Un tempo la memoria si fondeva con la magia dei luoghi per riannodare
quel filo di mistero che legava ogni esistenza al suo destino; da qui
sarebbe salito Genesio Dotti, per fondare il paese che da lui prese
nome; e qui ancora avvenne il fatto miracoloso.
La strada dell'Agogna, che mette .in comunicazione le I "due riviere"
del Cusio e del Verbano, fu sempre battuta da contadini, mercanti e
pellegrini diretti ai sacri monti d'Oropa, d'Orta e di Varallo: luoghi
di preghiera, santuari della sofferenza e della speranza.
Nel gran teatro di Varallo si racconta la vicenza di un Dio che si fa
uomo e di una madre che lo piange morto. Così il contadino, che si
riconosceva in questo scenario di dolore, vi trovava le ragioni per non
disperare, fiducioso che il suo grido dolore, lanciato verso il cielo,
avrebbe trovato ascolto.
Quella madre che allattava il bambino, che lo stringeva amorevolmente al
seno cullandolo sulle sue ginocchia, era una madre a cui guardare con
filiale fiducia. Ecco perché c'era sempre una Madonna ai crocicchi delle
strade, sui colli, sulle sponde e presso i guadi dei torrenti. Ovunque
ci fosse un pericolo, un passaggio obbligato o un punto di riferimento,
là c'era la Vergine col suo divìn figlio a raccogliere le invocazioni di
chi conosceva i pericoli e le insidie del mondo.
Il miracolo.
Si era forse nell'anno 1648, quando un certo De-Filippis, che
attraversava il torrente in piena, fu travolto dalle acque minacciose.
Riuscito infine ad aggrapparsi ad un masso, invocò la Santa Vergine ed
ebbe salva la vita. A ricordo della protezione accordata fece affigiere
su quel masso di granito rosa l' immagine della Beata Vergine del
Rosario.
Così narra una delle tante versioni della leggenda; e tanto ci basta,
perché spesso i dettagli sono soltanto un bisogno di curiosità, che
distrae dall'essenziale. Il vero miracolo è quello dei valori che, come
patrimonio comune, formano l'alveo per lo scorrere degli avvenimenti.
Così l'immagine sacra non scomparve. Altri sperimentarono il patrocinio
della Madonna del Sasso e la devozione aumentò. Ad ogni attraversamento
del torrente, un gesto di saluto e una preghiera, perché nessuno basta a
se stesso.
La cronaca.
Gli avvenimenti più vicini a noi nel tempo consentono invece di mettere
a fuoco sia i tempi e le forme della devozione collettiva, sia i nomi e
i volti dei protagonisti. Gli interventi sull'immagine si fanno via via
sempre più numerosi e impegnativi.
All'affresco fu addossata una cappella o portichetto, forse nel 1860, a
difesa delle intemperie. Don Pietro Bottelli, che fu vice-parroco di
Gignese dal 1864 al 1879, per la celebrazione di funzioni liturgiche
fece costruire un altare, benedetto dal prevosto di Cuggiono, don
Francesco Castelnuovo.
Sappiamo che l'affresco era diverso dall'attuale, poiché nel bollettino
"Genesium" del 1905 la cappelletta è così descritta ;
- E piccola, quasi disadorna, ma cosi poetica e parla al cuore colla
semplicità che è propria ai più alti sentimenti. L'immagine di Maria
dipinta coi santi rozzamente sul sasso sporgente nella cappella quasi a
protendere la Dispensatrice delle Grazie, non si può certo dire
artistica coi suoi toni freddi, coi suoi contorni duri ed anche i due
affreschi coli'austera figura del Battista e quella mite di San Rocco
hanno già perduto quell'espressione, che loro aveva dato l'artista;
eppure hanno quell'arte che commuove,così come le rozze immagini delle
catacombe, perché vi si scorge l'indelebile impronta della fede.
Si trattava quindi di un affresco di rozza fattura, con due santi
diversi dagli attuali compatroni: S. Maurizio e San Desiderio. La
presenza di S. Rocco, particolarmente invocato contro le malattie
infettive, può far supporre che l'affresco fosse antico, forse
seicentesco, ma non va dimenticato che proprio verso la metà
dell'ottocento la devozione a San Rocco faceva mutare la dedicazione
della chiesa di S. Maria in Eretta, che è al centro del paese. Lo stesso
articolo del Genesium ci informa sulle Messe celebrate nella bella
stagione così: "Nelle belle mattine d'estate è una festa il recarsi alla
Messa alla Madonna del Sasso; la cappelletta è presto riempita, e chi
arriva tardi si sofferma sul sentiero; è pittoresco e commovente quel
gruppetto di gente, riunito da un solo pensiero in una prece sola; pare
lo contemplino curiosamente anche i piccoli chierichetti dalle grosse
scarpe montanine, dai giubbetti rattoppati e dalla faccia biricchina. "
Questo simpatico accenno ai chierichetti montanini e biricchini ci fa
capire che il gruppetto di fedeli fosse composto dai villeggianti. Certo
d'estate i contadini e gli alpigiani avevan da badare ai loro lavori, ma
c'è anche da dire che in quel tempo il paese era profondamente cambiato.
"Tra pochi anni il vero Gignese non esisterà più" scriveva Don Picena
sullo stesso "Genesium".
A pochi metri dalla cappelletta lavoravano un centinaio di minatori
provenienti da varie regioni d'Italia e di idee socialiste. Il paese,
svuotato dall'emigrazione, si riempiva di commercianti e di ville
signorili; a gestire le lacerazioni di questa società in fermento
campeggia la figura di un parroco indomito e travagliato, Don Giuseppe
Picena. Con lui la storia della Madonna del Sasso scrive un nuovo
capitolo; ma il protagonista vero è ancora l'Erno.
La prima chiesetta.
Il guado della cappelletta è sempre provvisorio. Più in basso c'è un
vecchio ponte in muratura, solido e sicuro, protagonista di
interminabili liti con Nocco. Ma il saliscendi sui tornanti è scomodo e
faticoso, mentre la passerella della cappelletta è più agevole e battuta
anche dai carri della miniera. Queste fragili strutture sono
periodicamente travolte dal torrente che si scava il suo alveo senza
tregua. Scriveva l'ing. Molinari nel 1905: "E' noto a
Gignese che il blocco granitico della Madonna del Sasso era bagnato
dall'acqua dell'Erno invece il letto del fiume è più basso di circa tre
metri. Questa erosione fu prodotta dall'Erno in meno di 50 anni..
Una costante erosione rese pericolante la cappelletta nel 1909, così che
Don Picena decise di tagliare il masso per non coinvolgere la
cappelletta nel crollo. Quando nel 1911 il masso rotolò nel torrente, la
cappelletta con ; l'immagine rimase così all'asciutto. Vennero
intrapresi i . lavori di restauro affidati al capomastro Enrico Ferri
per la parte muraria e al pittore armeniese Gaudenzio Zaretti per la
pittura. Don Picena aveva portato da Lourdes" una statua della
Madonna, che venne trasportata in processione nella nuova chiesetta la
sera del 14 luglio 1912 con sparo di mortaretti e con accompagnamento
della Banda Musicale dell'Istituto Franzi di Intra. La tragica alluvione
della notte del 13 agosto del 1924, in cui persero la vita cinque
persone, rovinò definitivamente anche la cappelletta sull'Erno. Il 5
ottobre, la statua della Madonna faceva ritorno in processione alla
chiesa di San Rocco, "con voti e promesse di restaurare l'antico
Oratorio o farne uno nuovo." Prevalse la seconda ipotesi e Don Picena si
diede da fare per raccogliere i fondi necessari per la nuova
costruzione. Nonostante le recriminazioni e le delusioni del buon
Parroco, si riuscì a mettere insieme i fondi sufficienti per una modesta
cappelletta, che fu costruita di qua del torrente, in alto ai bordi
della valle.
Nella festa dell'Immacolata del 1925, il capomastro Giovanni Battilotti
posava la prima pietra del nuovo edificio, coadiuvato dal falegname
Pietro Molinari e dal fabbro Giovanni Santini. La chiesetta, che
fu benedetta il 24 maggio 1926, festa di Maria Ausiliatrice, era fatta a
grotta, per ricordare la precedente cappelletta, "con ( portico solo e
non con muro pieno, sembrando più poetica così, e schivando spese
maggiori; liberi i parroci venturi di fare anche di più, come loro
talenta". ( E' Don Picena che scrive così).
L'amarezza di Don Picena nel denunziare l'idifferenza e l'apatia della
gente è travolta dall'euforia del suo successore, Don Giovanni Prandi,
artefice dell'attuale Madonna del Sasso.
Lattuale santuario.
La realizzazione di questo progetto fu agevolata da un insieme di
favorevoli e particolari circostanze, nel nuovo clima sociale e di
riconciliazione religiosa attuato dal Fascismo. Ma le motivazioni
dell'iniziativa vanno ricercate ancora là, su quel masso in rovina, a
cui s'era aggrappata la fiducia di tanta gente. A quell'immagine, più
che al tempietto di Don Picena, era legata la gente, e questo Don Prandi
lo capì.
Quando nel 1939 venne ultimato il grandioso e ardito ponte in cememento
armato sull'Erno, la cappelletta restò fuori mano; ma il nuovo ponte
consentiva però la realizzazione di un ardimentoso progetto: di
costruire una cappella dove riporre il masso della Madonna del Sasso.
Ciò che sembrava un dolce sogno, oggi col concorso della gente gignesina
e villeggianti è consolante verità." Così scriveva con palese
soddisfazione Don Prandi al termine dei lavori, patrocinati dal cav.
Santo Rampone, di autentica stirpe gignesina e ombrellaia. Una foto
dell'epoca lo ritrae accanto al capomastro Andrea Ranisi durante la posa
della prima pietra il taglio del masso, come dice una scritta, fu
finanziato da "I figli di DE-Giacomi Giovanni", il restauro all'affresco
dell'immagine è firmato G.Onedi, pittore di Pallanza.
Ultimata la chiesetta, il masso venne trasportato a ' mezzo di un carro
armato, in quell'anno a Gignese per manovre militari. "Le bronzee
campanelle del grazioso piccolo campanile sono dono del compianto
marchese Clemente Cusani Visconti; la statua di S. Francesco fu donata
da sign. Francesco Tabarini, il papà del Settimo. L'altare in granito
risale a non molti anni fa per la generosità di tanti devoti,
sollecitati dallo zelante Achille Ricardi" Cosi scrisse il Dott.
Bertone, attuale Sindaco di Gignese.
Ci fu anche per qualche tempo la statua di Santa Eurosia, dono del
Principe Vitaliano Borromeo e proveniente dalla chiesetta omonima sul
Mottarone; ora tale immagine è stata posta in chiesa parrocchiale.
L'inaugurazione della Madonna del Sasso si tenne in forma [ solenne il 7
agosto del 1939, e venne così ricordata sulle pagine del settimanale
diocesano "Il Sempione":
GIGNESE.
San".Desiderio e la nuova Chiesa. Santuario della Madonna
del Sasso solennemente inaugurata. — Due feste una " più grande
dell'altra, due veri
trionfi di fede e di amore. Solennissima la festa di San Desiderio
svolta il 6 Agosto.
Il Padre Giuseppe Sala del Collegio Rosmini di Stresa e nel triduo e nel
panegirico' del Santo, seppe con la sua erudizione affascinare
l'uditorio che pendeva attento dal suo labbro. Le comunioni
numerosissime, inappuntabile l'esecuzione con accompagnamento di violini
della Messa prima Pontificale di Perosi, generosa l'offerta. Ma la festa
più bella in quest'anno fu quella della benedizione e inaugurazione
della nuova Chiesina Santuario della Madonna del Sasso, svolta il.
giorno dopo. Anche il tempo che al mattino sembrava volesse guastare
tutto, inquadrò con la sua serenità e bellezza la grande funzione.
Commovente e superba la processione per il trasporto su autocarro
sfarzosamente addobbato, delle due statue della B, V. di Lourdes e di S.
Bernardetta dalla Chiesa parrocchiale al nuovo Santuario edificato a
lato del ponte delle due Riviere. Il Corpo Musicale di Gignese, in
unione con quello di Coiromonte accompagnò i canti sacri e diede una
nota più solenne alla processione. Il Teol. Prof. Don Guido Tenerti
procede alla benedizione della Chiesa e ricevette la ricca offerta di
arredi sacri destinati alla medesima.
Seguiva il magistrale discorso d'occasione tenuto dal M. Rev.do Don
Luigi Della Rossa parroco di Levo. La Messa solenne orchestrata del
Perosi, fu ripetuta con la solita impeccabilità. L'asta dell'offerta
animatissìma. Alla sera, dopo" i Vespri solenni, si chiuse la
indimenticabile festa con illu-minazione e grandiosi fuochi d'artificio.
La Madonna del Sasso ritornata sorridente tra i suoi figli in più bella
e più nobil casa, benedica tutti i molti benefattori di questo Santuario
e gli artefici di si bella festa. .
Ai lati dell'ingresso due scritte riassumono sinteticamente le
vicende sin qui esposte.
7 Agosto 1939
IL MASSO VETUSTO, PORTANTE IN
DEVOTA EFFIGIE
LA VERGINE CHE DA LUI S'APPELLA DONO' LE PIETRE LA CONSUETA PIETÀ
GENEROSA,
DEI SIGNORI NATIVI E VILLEGGIANTI DI GIGNESE VANTO INSIGNE
ASSIDUAMENTE VEGLIANTE IL CAV. SANTO RAMPONE LE PIETRE CON
ARTE CONGIUNSE
A DEVOTO SANTUARIO PERCHE LA MADONNA REGNI E BENEDICA
DON GIOVANNI PRANDI ARCIPRETE DI GIGNESE NEL SUO DECENNIO
PARROCCHIALE
QUESTO SANTUARIO VOLLE SUO DOMICILIO ALLA MADONNA DEL SASSO
ANTICA E MIRACOLOSA PELLEGRINA DAL SUO TEMPIETTO A VALLE
DISFATTO DAL TORRENTE IN FURIA PER GROSSO NUBIFRAGIO
14 AGOSTO 1924 MONUMENTO DI PIETÀ' INSIGNE
DEI PADRI TRAPASSATI IN CRISTO DEI FIGLI CHE SONO A SEGUIRE FEDELMENTE
L'ORME
Echi di festa.
Su un masso antistante la chiesetta c'è una targa con la scritta: -Prima
festa campestre; 1947- I festeggiamenti alla Madonna del Sasso prevedono
momenti di solenni liturgie con Messe, Processioni e preghiere, ma anche
momenti di spensierata allegria. Dopo la Messa e l'incanto delle offerte
la Banda cambia musica, e la gente si muove tra le bancarelle di dolci e
giocattoli.
Oggi i riti di aggregazione sociale sono in crisi, ma un tempo la
compagnia era ricercata e il buonumore contagioso. Su grandi tavolate
con le immancabili tovaglie a quadretti rossi, si mangiava di gusto ciò
che il convento passava, innaffiandolo col contenuto di inesauribili
damigiane di 'quello frizzante'.
Gli effetti del dono di Bacco si facevano presto sentire, con canti a
piena voce per tutti i gusti e le tonalità, con accese partite alle
carte o alla mora, coi ricordi del bel tempo che fu,...
I ragazzi invece partecipavano alle gare organizzate per loro: corsa
campestre, corsa nei sacchi, pignatte, ecc. ; e c'era sempre un premio
per tutti.
Al calar della sera, verso l'alpe Torona e la Cincina si accendevano i
falò, che lanciavano vivide lingue di fuoco verso il cielo stellato.
Quando c'erano i soldi, c'erano anche i fuochi d'artificio: quelle
girandole, le cascate, le esplosioni di mille colori che fanno stare la
gente col naso all'insù per un pò: finché dura la vampata multicolore,
mentre il botto dell'esplosione si perde lontano, brontolando tra una
vallata e un'altra.
testo scritto da Vittorio Grassi ( primo cinquantenario della
chiesetta della madonnina del sasso) don Virgilio a tutti i suoi
parrocchiani
A LA MADONA DAL SAS
Oh Madòna dal Sàs:in ta sta to gisèta
quanti rob t'à cuntà la nostra pòura gènti
Gh'è la festa d'istà,e pò 'n quai matrimòni;
ma par al rest ad l'ann ti sé tuta par nui.
' Vegn ch'insì un quai fiulìn cum la so biciclèta,
e pò na quai vigèta,quand l'è che 'l témp l'è bel.
Un quaidiin àut che 'l végn,magari un pò da prèssa,
al pizza na candéla e 'l dis un'urazion. :-
Chi l'è che 'l gh'à bisógn 'l vegn chi da nascundon,
e cum un grc'p in góla a s'mèt in ginugion ...
Oh Madòna dal Sàs:prega un pò ti par tiic !
PREGHIERA ALLA MADONNINA DEL SASSO
O Vergine Santissima,
che i nostri padri ti hanno venerata come Madonna del Sasso ascolta
questa nostra preghiera:
siamo un piccolo nucleo di fedeli cristiani, che la Provvidenza di tuo
Figlio ci ha posto in questo paese come segno della sua Chiesa a
Gignese. Non ci è sempre facile vivere questo dono della fede, perché
sono sempre tante le difficoltà della vita. Momenti di sfiducia nel
bene, nella famiglia, nei figli; situazioni imbarazzanti tra di noi
cristiani e il sacerdote; avvenimenti capitati negli anni passati, che
hanno messo in contrasto gruppi di fedeli con i sacerdoti; e tante altre
realtà, che fanno del nostro paese una identità difficile nel sua unità.
Fa che noi, chiamati a vivere la fede nella Chiesa divina, ci troviamo
ad essere quel pizzico di sale evangelico e quella manciatina di
lievito, di cui ha parlato tuo Figlio Gesù.
In questi giorni abbiamo posto la tua immagine nelle nostre case, come
segno della nostra fiducia nella tua protezione materna. Difendici dal
maligno, cioè dalla mentalità di peccato di questo mondo. Ti affidiamo i
nostri figli; fa che ritrovino in noi genitori la speranza e la gioia di
vivere. Aiuta ogni nostro sacerdote, che il Vescovo vorrà inviarci come
nostro pastore parroco, ad essere segno del la Chiesa in mezzo a noi.
O Madonnina del Sasso, fa che la tua immagine, dipinta su quel granito
della nostra montagna, non sia mai tolta da nessuna intemperie; ma che
tu, con il volto sorridente di
madre, possa essere sempre tra di noi.
Amen.
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