Dopo l'esposizione cronologica degli
episodi salienti, la conclusione riguardava l'impiego degli alpini. Il
bilancio della guerra, in perdite umane, fu di seicentomila morti tra
fanti, bersaglieri, marinai, aviatori ed alpini.
Gli alpini operavano in zone aspre e inospitali, si arrampicavano sulle
vette più alte tra difficoltà di ogni genere, riuscendo ad issare sulle
cime anche pesanti mezzi di artiglieria. I bollettini di guerra parlavano
di guerra dei prodigi.
Nella prima fase della guerra, uno degli episodi più fulgidi è la
conquista del Monte Nero. Con i suoi 2245 metri, la vetta domina la riva
sinistra dell'Isonzo (ora Slovenia), nella zona della seconda armata. Alla
mezzanotte del 15 giugno 1915, una compagnia del battaglione Exilles scala
la montagna, sorprende la vedetta e piomba sulla guarnigione.
Il combattimento è feroce, ma alla fine la quota resta nelle nostre mani.
Contemporaneamente, altri reparti occupano combattendo le alture
circostanti (da: l'Italia del XX secolo di Denis Macks - Rizzoli).
Il 10 giugno 1917 si apre un'altra pagina di storia sanguinosa: l'Ortigara,
una montagna che separa l'altopiano di Asiago dalla Val Sugana. Cadorna
pensa che per risollevare il morale delle truppe sia necessaria una
vittoria spettacolare e si affida agli alpini. comando crede che ora
si possono attaccare le punte avanzate del nemico sullo stesso teatro in
cui l'anno passato si dovette parare la spedizione punitiva austriaca e
lancia per sedici giorni i magnifici alpini all'attacco dei due pilastri
dell'Ortigara e del Monte Forno.
Fino al 25 giugno, con immensi sacrifìci ed altissime perdite, le "Penne
Nere" della 52° divisione si spingono di quota hi quota, sino alla
maledetta vetta del Monte, a 2105 metri. La conquistano d'assalto, dopo
aver perduto tutti i capitani delle compagnie e quasi tutti gli ufficiali
dei plotoni. Ma il nemico passa al contrattacco, la mischia diviene
terribile, in un groviglio di corpi che la morte e le freddi nevi
ghiacciano nelle loro posizioni di eroismo e di rabbia. Così con i
lanciafiamme, con bombe a mano incendiarie, con l'uso di piccole
addestratissime unità, gli austriaci riescono a ributtarci completamente,
finché il 26 giugno la battaglia si spegne. Abbiamo perso l'Ortigara e con
quello ventiquattromila tra morti e feriti.
L'Ortigara passera alla storia come la tomba degli alpini. La sola 52°
divisione ha perso sedicimila dei suoi ventimila effettivi (da "il Piave
mormorava" di Franco Bandini ed. Longanesi).
Sul Grappa, dall' 11 al 21 dicembre 1917 gli alpini scrivono il secondo
capitolo della loro epopea. Dopo la rotta di Caporetto, gli austriaci
cercano di passare il Piave, ma ogni volta vengono respinti: dal Piave non
si passa! Contemporaneamente due grosse battaglie si scatenano sul Monte
Grappa, dove le linee italiane hanno minore profondità. L'intenzione è di
scaraventare gli italiani giù dal limite dei monti e piombare su Bassano e
prendere alle spalle le linee del Piave. Gli alpini, cantando le loro
canzoni piene di malinconia, passano sul ponte di Bassano, salgono sul
Grappa e vi muoiono con la stessa semplicità, con lo stesso coraggio umile
ed alto con cui venticinque anni più tardi moriranno a Perati e a Rossoch
sul Don. Sul Grappa si muore, ma non ci si arrende! Il nemico viene
respinto (da "Il Piave mormorava" di franco Baldini ed. Longanesi).
Il Monte Grappa con il suo cimitero monumentale, composto da 22000 salme
verrà chiamato il Monte Sacro.
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